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I partiti hanno candidato 110 trasformisti

Negli ultimi 5 anni in Parlamento ci sono stati ben 566 cambi di casacca. Complessivamente hanno sono passati da un gruppo all’altro ben 347 tra deputati e senatori. E i partiti, in vista delle Politiche del 4 marzo, ne hanno ricandidati circa un terzo, 110. Sono i numeri che emergono a pochi giorni dal voto dai dati elaborati dall’osservatorio della politica italiana Openpolis e dall’Istituto Cattaneo, elencati oggi in un articolo del Mattino di Napoli a firma di Francesco Pacifico.

Elezioni Politiche 2018: nelle liste e nei collegi 110 trasformisti su 347

Quella che si è appena conclusa è stata una legislatura ricca di scissioni e di fusioni di formazioni politiche. Per questo il numero di cosiddetti ‘trasformisti’ è stato elevato. Si pensi all’addio al Pdl e alla rinascita di Forza Italia, al Nuovo Centrodestra di Alfano, alle nuove piccole componenti di Camera e Senato:

Secondo Openpolis ci sono stati 566 cambi di casacca, un record, che hanno riguardato 347 parlamentari. Alcuni dei quali hanno finito anche per saltare da più di un gruppo parlamentare all’altro durante il quinquennio. In totale, comunque, il fenomeno riguarda un terzo degli ex eletti. Ma tanto attivismo non ha pagato in termini di riconferma: l’Istituto Cattaneo di Bologna ha calcolato che i trasformisti ricandidati al 4 marzo, per ritornare in Parlamento, dovranno «sudare non poco». Anche perché sono stati sistemati in collegi poco sicuri oppure in posizioni arretrate nei listini proporzionali.

Il numero dei ‘trasformisti’ che ritorneranno in Parlamento sarà molto più basso del numero di ricandidati perché nella maggior parte dei casi sono stati piazzati in collegi uninominali difficili. Meno della metà sono stati candidati nei collegi proporzionali, più sicuri:

Il Cattaneo ha stimato che, soltanto nei collegi uninominali, «i parlamentari che hanno cambiato gruppo nella XVII legislatura risultano complessivamente 66, collocati in tutti gli schieramenti ad eccezione del M5s». Scendono a 44 quelli presenti nei collegi plurinominali. Detto questo, sembra quasi che in una politica sempre più liquida e sempre meno attenta alle tradizioni, il tema sia tabù, comporti quasi una stigma sociale. E gli effetti si vedono nelle candidature. Spiegano i politologi bolognesi: «L’ipotesi più verosimile è che i partiti maggiori abbiano preferito candidare i parlamentari cosiddetti trasformisti nelle competizioni più incerte, ossia quelle nei collegi uninominali dove la rielezione è tendenzialmente più complicata».

(Foto: ANSA / ANGELO CARCONI)