Pamela Mastropietro, perché il voodoo non c’entra nulla con la sua morte

di Redazione | 14/02/2018

Pamela Mastropietro

Pamela Mastropietro è morta, probabilmente uccisa e poi fatta a pezzi da uno o da più dei tre nigeriani ora in carcere con l’accusa di omicidio. Innocent Oseghale, Desmond Lucky e Lucky Awelima sono accusati di aver concorso all’uccisione della giovane ragazza di Roma, trovata fatta a pezzi in due trolley gettati dal primo dei richiedenti asilo nigeriani arrestati dalla procura di Macerata.

Pamela Mastropietro, perché il voodoo non c’entra nulla con la sua morte

La morte di Pamela Mastropietro è ancora irrisolta. Non si sa l’autore, il movente, e non si sa neppure con certezza se davvero la giovane sia stata uccisa oppure sia stata fatta a pezzi dopo esser deceduta per una overdose di eroina. Droga che ha consumato prima di morire, anche se i risultati della seconda autopsia indicano come più probabile un omicidio commesso con un corpo contundente e coltellate. Diversi quotidiani hanno ipotizzato che Pamela Mastropietro sia stata uccisa in rito voodoo.

 

LEGGI ANCHE > LA VERA STORIA DEL RAGAZZO DI COLORE SENZA BIGLIETTO SUL FRECCIAROSSA 9608

Al momento simile ipotesi non ha alcun elemento delle indagini a suo supporto, e appare totalmente infondata alla luce di cosa sia il voodoo. Si tratta infatti di una religione africana, praticata da alcune decine di milioni di persone sparse in giro per il mondo, che nonostante le credenze popolari errate non prescrive riti o sacrifici umani. Lo spiega molto bene l’antropologo recanatese Giorgio Cingolani, in una intervista al Resto del Carlino.

 

«Il voodoo non parla mai di uccidere o sacrificare, dunque io, per quel che si può dire in base a quanto trapelato dalle indagini in corso, escluderei che possa esserci un collegamento tra questa religione e la vicenda… Non si tratta di religione o cultura, ma di distorsioni criminali». L’antropologo Cingolani rimarca il concetto successivamente nel colloquio col Resto del Carlino: «È anche pericoloso affermare che le mutilazioni siano legate a qualche rito o cultura locale, perché significherebbe dire che si tratta di pratiche diffuse e questo non solo non è vero, ma ingenera una paura del tutto infondata…  Al momento non c’è nulla che faccia pensare a questo, e ipotizzarlo allo stato delle cose è sbagliato e deleterio».

 

Foto copertina: ANSA/Facebook