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Perché vi meritate le bufale

Siamo giunti all’amara conclusione che l’umanità non merita il debunking. Che sarebbe quella cosa che permette all’utente medio di internet di distinguere una falsa informazione (o fake news, come si preferisce chiamarla) da una corretta. Noi «Giornalettisti» (definiti spesso con l’interscambiabile sinonimo di «Giornalettai») abbiamo espresso questa perplessità scorrendo i commenti degli utenti alla notizia della bufala del giovane nero che «non avrebbe pagato il biglietto» sul Frecciarossa. Lo abbiamo fatto con un senso di impotenza che forse è anche più grande di noi. O che, almeno, è grande quanto il mondo di internet.

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DEBUNKING, UN LAVORO COMPLESSO

Smentire la notizia del ragazzo sprovvisto di biglietto sul Frecciarossa non è stato semplice. Certo, non sarà stato un lavoro da Premio Pulitzer, ma ha richiesto una serie di azioni e di competenze. I «Giornalettisti» si sono accorti della viralità del post originario, si sono fatti delle domande e non lo hanno accettato passivamente. Hanno contattato le persone che avevano titolo per fornire una versione ufficiale dei fatti. Hanno aspettato le loro verifiche, con pazienza. Hanno scritto un articolo, anche fuori dal normale orario di lavoro. Hanno voluto fornire ai loro lettori ulteriori elementi, chiedendo alla loro fonte – nel caso, l’ufficio stampa di Trenitalia – di poter pubblicare un documento che non erano tenuti a divulgare. Hanno atteso i riscontri legali del caso e, una volta ottenuta l’autorizzazione, sono andati avanti.

Un’operazione trasparente, portata avanti per due motivi. Il primo, fondamentale, è che in un pericoloso clima di razzismo di ritorno, non è necessario divulgare altre false informazioni su persone di colore. Il secondo, altrettanto importante, è stato quello di mettere un argine a una pericolosa deriva, una sorta di cortocircuito dei social network: il post, condiviso acriticamente da 75mila persone, stava alimentando un dibattito che non aveva senso di esistere. Volevamo semplicemente fornire qualche elemento in più al popolo dei social network per dare un giudizio finalmente obiettivo sulla vicenda.

QUANDO IL DEBUNKING DIVENTA UN BOOMERANG

Invece, la bacheca di Giornalettismo si è riempita di post che urlano al complotto, che difendono a spada tratta il diffusore delle fake news (che, forse, non aveva nemmeno questo intento all’inizio, ma si è trovato travolto da un’inaspettata ondata di successo suo malgrado), che equiparano il lavoro di una redazione di «Giornalettisti» (quelle azioni che volontariamente abbiamo elencato con dovizia di particolari) all’estemporanea scrittura di un post su Facebook. La nostra bacheca si è riempita, in qualche caso, di offese e di accuse di incompetenza.

Distorsione della rete: i bufalari vengono difesi, i «Giornalettisti» che cercano di smascherarle vengono attaccati. E pazienza se questo lavoro (che è stato portato avanti in maniera parallela con Valigia Blu, seguendo – scusate il gioco di parole – uno stesso binario che non ci ha mai portato a incrociarci, se non nello stesso, identico punto di arrivo) è stato ripreso dalle principali testate nazionali. Il web 4.0 ha solennemente decretato che giornalisti e «Giornalettisti» non contano più nulla e che, anzi, sono meno attendibili di qualsiasi altra fonte. A volte, quindi, verrebbe da chiedersi: perché insistere?

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