Troppe bufale e violenza, Unilever minaccia di togliere pubblicità a Facebook e Google

di Redazione | 13/02/2018

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I contenuti di scarsa qualità online e filtri inadeguati rischiano di far perdere pubblicità ai colossi come Facebook e Google. È quanto dimostrano le posizioni espresse da Unilever, la multinazionale proprietaria di circa 400 marchi di beni di largo consumo e secondo inserzionista al mondo dopo Proceter & Gamble. Il capo del marketing e della comunicazione Keith Weed ieri ha avvisato i giranti della Rete: senza un cambiamento di rotta per arginare la diffusione di fake news e altri contenuti deleteri, come quelli pornografici o razzisti, caleranno o si interromperanno le inserzioni.

Unilever avverte Facebook e Google: niente inserzioni senza qualità

L’avvertimento di Unilever è arrivato nel corso della riunione annuale ‘Interactive adversiting bureau’ (dove si incontrano i principali inserzionisti al mondo) ed è stato inequivocabile. Weed ha fatto sapere che il colosso anglo-olandese, che lo scorso anno ha speso ben 9 miliardi di dollari in attività di marketing, «non investirà in piattaforme che non proteggono i nostri bambini o che creano divisioni nella società e che promuovono rabbia e odio» e che la multinazionale «darà priorità a investimenti solo sulle piattaforme responsabili che sono impegnate nel creare un impatto positivo nella società».

Sarà davvero così? Dirlo ora è impossibile. Ma certamente per dare seguito alla minaccia ci sarà bisogno di una svolta nelle strategie aziendali di Unilever. Facebook e Google da sole controllano oltre la metà del mercato mondiale della pubblicità sul web e oltre due terzi negli Stati Uniti. Unilever ha comunque manifestato la sua disponibilità a lavorare con le principali piattaforme web per trovare soluzioni e di aver avviato un confronto non solo con Facebook e Google (proprietaria di YouTube) ma anche con Twitter, Snapchat e Amazon. Un avvertimento alle grandi aziende del web era già arrivato un anno fa da Procter & Gamble, che sottolineava il problema del danno causato dai messaggi di organizzazioni terroriste sui social che compaiono al fianco delle proprie inserzioni. In quel caso la minaccia non ha avuto seguito.

(Foto Zumapress da archivio Ansa. Credit: Karl Mondon / TNS via ZUMA Wire)