Di Stefano di CasaPound sposa la linea di Diego Fusaro sul lavoro

di Andrea Mollica | 08/02/2018

Di Stefano

Diego Fusaro dà la linea a Simone Di Stefano di CasaPound sul lavoro. A Coffee Break, trasmissione di informazione su La7 condotta da Andrea Pancani, il ricercatore di filosofia del San Raffaele di Milano ha espresso una severa critica al Jobs Act e alle riforme del lavoro dei governi di centrosinistra pienamente condivisa dal candidato presidente del Consiglio del movimento di estrema destra.

Di Stefano di CasaPound sposa la linea di Diego Fusaro sul lavoro

Fusaro ha rimarcato infatti come il PD sia ormai il rappresentante delle forze mondialiste della globalizzazione finanziaria che chiedono riforme a favore del capitale e contro il lavoro: un esempio di questo sarebbe proprio la revisione dell’articolo 18 che ha trasformato il contratto a tempo inderteminato in un contratto a tempo determinatissimo.Una critica curiosamente sposata in pieno da Simone Di Stefano, che ha dato pienamente ragione a Diego Fusaro, rimarcando il suo assenso in tono enfatici. Anche per il leader di CasaPound è impossibile definire contratto a tempo indeterminato un rapporto di lavoro che consente all’impresa di licenziare liberamente il dipendente, e per questo sarebbe necessario ripristinare la disciplina dell’articolo 18 precedente al Jobs Act.

Il dialogo tra i due si può sentire verso i 30 minuti del video della puntata di oggi.

LEGGI ANCHE > PERCHÉ MINNITI HA FALLITO SU TRAINI (E MACERATA)

 

Il duetto tra Fusaro e Di Stefano osservato a Coffee Break è abbastanza imbarazzante, per entrambi. Il primo ha ormai abbandonato l’autocollocazione di sinistra, ma in teoria rimane antifascista. Poche settimane fa proprio Di Stefano aveva attaccato duramente Diego Fusaro per aver rimarcato come i fascisti avessero tradito la patria. Il leader di CasaPound è stato piuttosto ridicolo nell’enfatizzare il suo sostegno alle idee sul lavoro del ricercatore in filosofia, tra l’altro non esattamente precise. Il Jobs Act non consente alle imprese di licenziare liberamente il lavoratore, ma ha sostituito l’eventuale possibilità di un reintegro sul posto di lavoro con un indennizzo monetario. Si tratta di una liberalizzazione della disciplina giuslavoristica sicuramente più favorevole alle imprese, però quando si fanno critiche sarebbe opportuno esprimerle con fatti corretti.