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L’inutile appello dell’Agcom a Google e Facebook (che non rispettano la par condicio)

Il 4 marzo andremo a votare per il rinnovo Parlamento, per scegliere deputati e senatori che proveranno a dare un governo al nostro Paese. E non abbiamo alcuna garanzia che la partita elettorale si svolgerà garantendo a tutti i partiti e candidati le medesime condizioni. Qualcuno, se vorrà, a ridosso delle urne avrà modo di conquistare visibilità (e voti) raggirando (in maniera lecita però, va precisato) le regole in vigore sulla parità di trattamento.

Il Garante delle Comunicazioni chiede il rispetto della par condicio online

Non è una teoria del complotto. Ma quanto dimostra l’appello che ieri l’Agcom, l’Autorità garante nelle comunicazioni, ha lanciato ai giganti del web, Google e Facebook, invitandoli al rispetto della par condicio, la legge del 2000 che intende garantire una visibilità appropriata a tutti i partiti ma che si compone norme che, di fatto, sono state pensate solo per i media tradizionali, la radio e la televisione, e non certamente per Internet. La Rete, diciotto anni fa, non era ancora quello che è oggi, uno straordinario strumento di propaganda. Non esistevano i social network. E il legislatore non poteva nemmeno immaginare il rischio di un utilizzo intensivo del web da parte di un esercito di utenti allo scopo di condizionare il voto.

L’Agcom ha dettato una serie di regole per piattaforme digitali e social network chiedendo soprattutto una massima trasparenza della pubblicità e la rimozione di contenuti lesivi dell’onore di altri candidati. Più nel dettaglio, aziende come Google e Facebook, secondo il Garante, dovranno: informare le forze politiche «degli strumenti che possono mettere a loro disposizione per coadiuvare la comunicazione politica online», «precisare sempre la natura di ‘messaggio elettorale’ delle inserzioni e il soggetto politico committente», «bloccare tempestivamente messaggi o videomessaggi con contenuti illeciti, oppure lesivi dell’onore di altri partiti o candidati». Lo sforzo dell’Autority – sia ben chiaro – va apprezzato. L’intento è condivisibile. Ma non si vede come possano le linee guida di oggi fare ordine (e stabilire un regime di appropriata visibilità di partiti e candidati) in una giungla di post, spesso provenienti da siti e pagine non verificate o creati appositamente per disorientare l’elettore. Le regole, oltretutto, arrivano ad appena quattro settimane dalle elezioni. L’Agcom sa che il mondo del web non deve far proprie tutte le norme sulla par condicio e invita ad «uniformarsi ai principi che animano il dettato normativo», ma il dibattito politico in vista del voto si è acceso da diversi, tanti, mesi. C’è tempo per rimediare?

Ma sui social network non c’è parità di trattamento

Gli interrogativi, insomma, restano tutti. Non è stato ancora messo a punto un adeguato metodo per evitare sistematicamente e del tutto notizie bufala o fuorvianti e non c’è un argine alle sponsorizzazioni: chi ha più soldi da spendere può ‘invadere’ le bacheche di milioni di utenti. Giovanni Zagni, direttore di Pagella Politica, intervistato da Giornalettismo, nei giorni scorsi ha spiegato: «È certamente un tema, quello della mancanza di par condicio sui social network. Credo che la sponsorizzazione sui social network sia fuori da ogni regolamento sulla par condicio. È un problema». «Non so se ci sono policies interne dei social network che impediscono una campagna elettorale molto massiccia a ridosso del voto, ma – ha proseguito Zagni – è sicuramente un tema la diversità di potenza economica tra diverse forze politiche, che in qualche modo si riflette sulla pubblicità, e l’abilità di sfruttare i mezzi tecnici a disposizioni per fare la campagna elettorale. Entrambe le cose, per quanto possano essere normate o limitate, sono comunque delle disparità che in qualche modo si riflettono sulla campagna elettorale. Due esempi: l’abilità del Movimento 5 Stelle di sfruttare anni fa i meccanismi del web, la capacità di diffondere tanti contenuti, e la campagna elettorale di Berlusconi quando invio a casa degli italiani la sua biografia. All’interno di alcuni limiti ci sono delle disparità. Nella nostra democrazia la diversità di risorse per fare politica ha ancora un grosso peso».

(Foto Dpa da archivio Ansa. Credit: Oliver Berg / dpa)