Roger Federer
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Federer, non ci sono più parole: trionfa all’Australian Open

Roger Federer ha vinto il suo 20° torneo di un Grande Slam. Oggi, ha battuto il croato Marin Cilic con il punteggio di 6-2 6-7 6-3 3-6 6-1 e ha fatto suo l’Australian Open per la sesta volta nella sua straordinaria e infinita carriera. All’importante età di 36 anni (quasi 37, ormai) è ancora di gran lunga il miglior tennista in attività.

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ROGER FEDERER, CAMPIONE ASSOLUTO: VINCE L’AUSTRALIAN OPEN

Federer, anche oggi, ha letteralmente passeggiato sulle rovine di Cilic, riuscendo a imporre il proprio ritmo e la propria visione di gioco fin dal primo set, chiuso in meno di mezz’ora. Un passaggio a vuoto nel secondo set, dove il croato ha ribattuto colpo su colpo al campione svizzero, approfittando dei suoi doppi falli e di qualche calo fisico. Un altro nel quarto, quando non ha saputo costruire il set sul break strappato in avvio. Ma Cilic non ha saputo approfittarne più di tanto.

Ma la sensazione è stata sempre – per tutto il match, anche nei momenti più difficili – quella di una superiorità incredibile di Re Roger, più anziano dell’avversario di sette anni. Eppure, sul campo, la differenza non si è vista per niente. Per Federer è la seconda vittoria consecutiva in Australia, dopo quella – epica – del 2017 contro Rafa Nadal. Una favola che non vuole saperne di terminare.

ROGER FEDERER, È ANCORA LUI IL NUMERO UNO

È l’uomo dei record: lo si può affermare senza per forza scadere nel panegirico. Oggi, al netto dei tennisti NextGen e di altre vecchie glorie (il riferimento è ancora al suo storico rivale spagnolo Nadal, costretto al ritiro in questa edizione dell’Australian Open a causa di un infortunio), Federer supera di oltre una spanna, per spessore e classe, qualsiasi avversario.

La partita contro Cilic di oggi ha dato l’ennesima dimostrazione di questo assunto: inarrivabile alla battuta (23 aces), sfrutta la sua arma migliore per prendersi delle licenze anche nel corso del match, costringe gli avversari all’errore. Ormai, tutti hanno il timore reverenziale del regicidio di fronte alla classe di Federer: è l’altro elemento fondamentale con cui condiziona le sue partite. Oggi, ha aggiunto un altro tassello al mosaico della sua leggenda.