David Rossi, almeno questo: assolti la moglie e il giornalista Davide Vecchi

di Gianmichele Laino | 16/01/2018

David Rossi suicidio

Nella vicenda di David Rossi, tra le altre cose rimaste in sospeso, c’era anche un paradosso che a tutti è da sempre sembrato incredibile. Gli unici imputati nel processo sulla morte sospetta del manager del Monte dei Paschi di Siena erano la moglie Antonella Tognazzi e il giornalista del Fatto Quotidiano Davide Vecchi. Entrambi erano accusati di violazione della privacy per la pubblicazione di uno scambio mail tra Rossi e l’ex ad di Mps Fabrizio Viola.

LEGGI ANCHE > David Rossi, i giornalisti suonano la sveglia per la procura di Siena: aperti due nuovi fascicoli sulla morte del manager Mps

DAVID ROSSI, ASSOLTI LA MOGLIE E IL GIORNALISTA DAVIDE VECCHI

Ora, Alessio Innocenti – il giudice di Siena che ieri ha letto la sentenza – ha assolto la Tognazzi e Davide Vecchi perché il fatto non sussiste. Un processo «surreale» – come era stato definito dal giornalista del Fatto Quotidiano – che, fortunatamente, si è concluso nel migliore dei modi.

«Una vittoria della libertà di stampa – ha commentato il difensore di Davide Vecchi, l’avvocato Luigi De Mossi – Penso che oggi si sia affermato un principio fondamentale e cioè che il rispetto dell’art. 21 della Costituzione prevale su qualunque altra considerazione e soprattutto prevale il rispetto dei cittadini che devono sapere le notizie di cronaca e cronaca giudiziaria per quanto riguarda il lavoro che viene svolto all’interno dei tribunali».

DAVID ROSSI, IL PIANTO DELLA MOGLIE

Non ha saputo trattenere le lacrime Antonella Tognazzi, vedova di David Rossi che in questi anni ha sempre cercato di combattere per ottenere la verità sulla morte del marito. Lei, come tante persone a Siena e in Italia, non crede alla tesi del suicidio: «Il pianto è uno sfogo dato da tanta rabbia repressa in questi due anni perché sapevo benissimo di non aver fatto niente e anzi, di essermi sempre e solo resa disponibile per la procura e invece mi sono trovata di fronte al paradosso di difendermi da chi doveva rendermi giustizia. Purtroppo, ho dovuto constatare che in Italia la legge non è uguale per tutti».