La brigatista del caso Moro scrive su Facebook: «Chi mi ospita per i fasti del quarantennale?»

di Redazione | 15/01/2018

Barbara Balzerani

Era chiamata la «Primula Rossa» delle Brigate Rosse. Il nome di Barbara Balzerani torna prepotentemente d’attualità per un suo intervento poco opportuno su Facebook. La donna faceva parte del gruppo che portò a termine il sequestro dell’ex presidente del Consiglio Aldo Moro, avvenuto in Via Fani il 16 marzo 1978. A quasi quarant’anni esatti da quel giorno, la donna – ora libera e attiva nel campo della letteratura oltre che dell’informatica – si è lasciata sfuggire su Facebook: «Chi mi ospita oltre confine per i fasti del 40ennale?».

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BARBARA BALZERANI, IL CLAMORE INTORNO AL SUO POST

Un post che è stato immediatamente rimosso dal social network (è stato pubblicato lo scorso 9 gennaio), ma che era stato già notato da un altro brigatista, Raimondo Etro, anche lui coinvolto nel caso Moro (ha sempre rivendicato di custodire le armi utilizzate nel giorno della strage). L’uomo, pentito del suo passato, ha scritto una lettera alla Balzerani che è stata pubblicata anche sul Corriere della Sera, chiedendole almeno il rispetto per la figura dell’uomo politico della Democrazia Cristiana e per la sua famiglia.

«Dopo avere letto il suo commento su Facebook nel quale – goliardicamente dice lei – chiede di ‘essere ospitata oltre confine per i fasti del quarantennale’… avendo anch’io fatto parte di quella setta denominata Brigate rosse – ha scritto Etro -…provo vergogna verso me stesso…e profonda pena verso di lei, talmente piena di sé da non rendersi neanche conto di quello che dice».

BARBARA BALZERANI, LA CONDANNA DELL’ALTRO BRIGATISTA

Lo stesso Etro ha paragonato la Balzerani a un terrorista dello Stato Islamico: «Lei dimentica – ha continuato Etro nella sua lettera – che chi le permette di parlare liberamente…è proprio quello Stato che noi volevamo distruggere…così pregni di quella stessa schizofrenia che al giorno d’oggi affligge i musulmani che da una parte invidiano il nostro sistema sociale, dall’altra vorrebbero distruggerlo».

Infine, una chiusura piuttosto macabra, che allunga le ombre sul passato dei due ex brigatisti: «Il silenzio sarebbe preferibile all’ostentazione di sé, per il misero risultato di avere qualche applauso da una minoranza di idioti che indossano la sciarpetta rossa o la kefiah. Ci rivedremo all’Inferno».

(FOTO: ANSA / BGG)