Sul riciclaggio nella compravendita del Milan c’è una lotta De Benedetti-Berlusconi?

di Redazione | 14/01/2018

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Ieri è apparsa, su diversi quotidiani, la notizia di una presunta indagine per riciclaggio per la cessione del Milan.
La notizia la pubblica, per prima, il quotidiano La Stampa.
In pratica, secondo la presunta indagine, la procura si sta occupando della vendita avvenuta ad un prezzo gonfiato con il successivo rientro di una somma in nero. E non sarebbero spicciolini il prezzo dopato: si parla di 300 milioni.

Peccato però che la notizia, che vedrebbe Silvio Berlusconi indagato nel corso della campagna elettorale, è stata smentita
dalla Procura. Questo significa che – secondo quanto ricostruisce il Corriere della Sera – è guerra fra l’ex premier e l’imprenditore Carlo De Benedetti.
La presunta indagine è stata infatti pubblicata anche dal Secolo XIX, che fa parte dello stesso gruppo del giornale torinese.
«Il tempo sembra passare invano per certi metodi di intendere lo scontro politico, siamo indignati ed esterrefatti», ha dichiarato Marina Berlusconi, presidente di Fininvest. Ieri, prima della smentita ufficiale dei pm, l’avvocato dell’ex premier Niccolò Ghedini si è recato in Procura per segnalare la correttezza della vendita del club rossonero ai cinesi. Nei giorni scorsi Berlusconi aveva attaccato De Benedetti, dopo che era stata resa pubblica la telefonata tra il numero uno dell’editoria italiana e un broker.

Nella chiamata De Benedetti riferiva di un colloquio avuto con Renzi sulla riforma delle Popolari che portò a un investimento in Borsa, con una plusvalenza di 600 mila euro da parte di De Benedetti. Su questa conversazione fatta con l’attuale segretario del Pd e il riscontro in Borsa la procura di Roma non vede nulla di penalmente rilevante.

RICICLAGGIO MILAN: IL DOCUMENTO SUL FATTO QUOTIDIANO

Intanto oggi una testata che ha spesso fatto le pulci a Silvio Berlusconi, Il Fatto Quotidiano, parla di un altro aspetto della vicenda. La procura avrebbe in mano un rapporto della Guardia di finanza sulle operazioni “sospette”.

Di sicuro, secondo quanto risulta al Fatto quotidiano, c’è che nei mesi scorsi sono arrivate sulla scrivania del procuratore aggiunto Fabio De Pasquale le “sos”, ovvero le “segnalazioni di operazioni sospette” a proposito delle stravaganti e fantasmagoriche transazioni internazionali che hanno portato il Milan a uscire dalle proprietà di Silvio
Berlusconi per entrare nel portafoglio di un uomo d’affari sconosciuto anche in Cina.
Le “sos ” sono i rapporti che banche, intermediari finanziari, operatori e professionisti sono obbligati a consegnare
alla Uif, l’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia, quando vedono passare sotto i loro occhi operazioni che potrebbero nascondere il riciclaggio. Le “sos” sono poi lette con attenzione dagli analisti della Guardia di finanza, che non mancano di informare le Procure della Repubblica

 

 

(in copertina foto ANSA/ALESSANDRO DI MEO)