Silvio Berlusconi
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Silvio, risparmiaci la «bufala» sul tuo conflitto d’interessi. Questo è troppo

L’ha detto, signori. Silvio Berlusconi ha sfruttato una delle parole più utilizzate nel corso di questa campagna elettorale («bufala») e l’ha applicata al suo conflitto d’interessi. «Conflitto di interessi? – dice a Radio Capital e rilancia sui social network – Gli italiani si ricordano di una sola trasmissione delle reti Mediaset contro i miei avversari politici? Mai fatta. La Rai invece sì. La TV commerciale deve per sua natura tener conto di tutti. Il conflitto di interessi è dunque una bufala».

SILVIO BERLUSCONI E LA BUFALA DELLA BUFALA SUL SUO CONFLITTO D’INTERESSI

Per giocare in difesa, quindi, Berlusconi si è inventato la bufala della bufala sul suo conflitto d’interessi. Così, giusto per imbrogliare un po’ le carte e per disorientare (ulteriormente) l’elettore nel labirinto di questa campagna elettorale per le elezioni politiche del 2018.

Ma proviamo a fare un po’ di chiarezza. Ovviamente, il serbatoio degli attacchi delle reti Mediaset (dei telegiornali e dei suoi programmi) è piuttosto ampio e sarebbe impossibile descriverlo con dovizia di particolari. Abbiamo tuttavia scelto alcuni casi-simbolo, che possono essere definiti come delle cartine tornasole di quanto l’informazione Mediaset abbia privilegiato la figura politica di Silvio Berlusconi ai danni di quella di qualsiasi suo avversario (politici, giornalisti, giudici). Senza contare, poi, che il conflitto d’interessi è qualcosa di ben più ampio rispetto a una «semplice» scelta di campo dell’emittenza Mediaset. Quando si parla di conflitto d’interessi, infatti, si intende anche l’influenza (diretta o indiretta) su scelte politiche che hanno riguardato le televisioni private, per favorire gli interessi economici di chi le gestisce. Ma questa è un’altra storia.

SILVIO BERLUSCONI, MEDIASET E L’ATTACCO AL GIUDICE

Ritorniamo alla presunta innocenza di Mediaset nei confronti degli avversari politici di Berlusconi. Vi ricordate il caso del giudice Raimondo Mesiano? Fu il giudice che condannò Fininvest al pagamento milionario di un risarcimento nei confronti dell’editore Carlo De Benedetti. Siamo nel 2009. Sulle reti Mediaset, puntuale, va in onda un servizio che mira a gettare discredito sullo stesso Mesiano, insinuando dubbi sulla sua vita privata. La chicca? I calzini azzurri che il giudice aveva indossato in alcune circostanze pubbliche, sintomo di «cattivo gusto». In quella circostanza, persino l’Ordine dei giornalisti fu costretto a intervenire.

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SILVIO BERLUSCONI, MEDIASET E L’ATTACCO AI GIORNALISTI

Altro storico tallone d’Achille di Silvio Berlusconi è rappresentato dai giornalisti non allineati. Si pensi a Michele Santoro che, vittima di un ostracismo in Rai (frutto del celebre «editto bulgaro» lanciato dallo stesso Berlusconi contro di lui, Enzo Biagi e Daniele Luttazzi), si inventò la trasmissione Servizio Pubblico, in onda su un network di tv locali. Anno 2011. In quella circostanza, proprio questo network di emittenti locali fu al centro di una serie di sabotaggi e di manomissioni alle antenne, che resero difficoltosa la trasmissione del segnale del programma televisivo. Il TG5 – come ha ricordato lo stesso Santoro in successive interviste – raccontò che gli attentati alle antenne erano un’invenzione  della squadra del conduttore televisivo.

SILVIO BERLUSCONI, MEDIASET E L’ATTACCO AGLI AVVERSARI POLITICI

Un piccolo salto indietro, tra il 2006 e il 2007. Nel primo caso, infuriava una delle campagne elettorali più accese degli ultimi anni. La sfida era tra Silvio Berlusconi e Romano Prodi. Il primo, nei servizi delle reti Mediaset, appariva sempre in forma smagliante, dall’immagine ben curata e ammiccante. Prodi, invece, veniva ripreso nelle pose più strane, di spalle, dando poco risalto al suo volto. Una sorta di attacco subdolo e piuttosto implicito che, però, costrinse lo stesso leader dell’Unione a prendere la decisione di non frequentare i programmi Mediaset.

E che dire di Gianfranco Fini che è sempre stato considerato una sorta di «avversario interno» dello stesso Berlusconi. Dal 2007, quando ancora era leader di Alleanza Nazionale e alleato di governo di Forza Italia, il tg satirico di Canale 5 Striscia la Notizia lo aveva inserito nella lista dei suoi avversari preferiti. Mediaset, a un certo punto, fu costretta a dissociarsi dalla sua trasmissione e Berlusconi a chiamare personalmente lo stesso Fini per scusarsi. Ma ormai il danno era fatto.