Niente tasse universitarie per i ricchi: la proposta di Grasso che sa di destra

di Redazione | 08/01/2018

pietro grasso

La proposta di abbassamento delle tasse è sempre particolarmente gradita all’elettorato. Un po’ meno a quello di sinistra, se la riduzione riguarda anche i ceti più ricchi. È questo che rende un po’ paradossale la proposta lanciata ieri da Pietro Grasso: abolire per tutti, anche per gli studenti di famiglie a reddito alto, le tasse universitarie. Il candidato premier di Liberi e Uguali ha annunciato il punto del programma durante l’assemblea nazionale della nuova formazione di sinistra. «Aboliamo le tasse universitarie, è un progetto concreto: costa 1,6 miliardi di euro. Basta un decimo dei 16 miliardi di sgravi fiscali concessi ad attività dannose per l’ambiente», ha detto il presidente del Senato. Le critiche non si sono fatte attendere. E sono giunte soprattutto da esponenti Pd, che hanno denunciato un doppiopesismo di chi ha sempre criticato (e continua a criticare) l’abolizione delle tasse sulla prima casa anche per i più ricchi e poi propone un nuovo indiscriminato taglio.

Tasse universitarie, i meno abbienti già esenti: le cifre

Per fare un po’ di chiarezza sulle cifre occorre riguardare gli ultimi provvedimenti e recenti dati dell’Inps che sono stati citati poche settimane fa dal Sole 24 Ore. Va innanzitutto ricordato che grazie al cosiddetto ‘Student Act’ con la legge di bilancio 2017 nella no tax area è stato incluso un iscritto su tre all’università e prevista un esenzione totale per chi è in possesso di determinati requisiti di reddito e di merito. In secondo luogo va precisato che, al 21 novembre 2017, su 1,6 milioni di iscritti sono state presentate 543mila dichiarazioni Isee che hanno attestato una posizione inferiore ai 15mila euro. La soglia di esenzione dalle tasse prevista dalla legge è fissata a 13mila euro ma molti atenei hanno deciso di innalzarla a 15mila, alcuni addirittura a 23mila. Ebbene, secondo il Sole 24 Ore per l’anno in corso, rispetto al 2016/2017, il taglio delle tasse è stato rilevante. Per uno studente della Statale di Milano con Isee pari a 10mila euro la retta annuale è calata ora da 500 euro alla sola tassa regionale di 140 euro, mentre alla Sapienza di Roma non si paga solo la tassa regionale e non più oltre 600 euro per iscriversi a un corso scientifico. Ma i benefici riguardano anche fasce di Isee più alte, comprese tra 13mila e 30mila euro. Stando alla legge in vigore il contributo annuale non può superare il 7% della quota Isee eccedente i 13mila euro: ciò si traduce in un esborso massimo di 140 euro per un Isee a 15mila euro e di massimo 1.190 euro con dichiarazione a 30mila.

Il sito di informazione del Pd ha affidato il suo parere al ricercatore dell’Università di Bologna Luigi Marattin, che ha scritto: «Una buona parte di coloro che pagano l’Irpef hanno un reddito basso e non ricevono servizi universitari, scegliere di far finanziare gli Atenei interamente dalla fiscalità generale si traduce in un trasferimento di circa 2,5 miliardi dai ‘più poveri’ ai ‘più ricchi’. Non propriamente una misura di sinistra, tantomeno ‘dura e pura’». Ma anche dal mondo sindacale sono arrivate reazioni dure. Marco Bentivogli, segretario generale della Cisl Uim, su Twitter ha attaccato: «Le tasse universitarie sono già gratis per meno abbienti ed evasori. Tuttavia, cancellarle è un regalo alle famiglie con redditi medio alti. Grasso ha già tradito la promessa di non fare populismo e se vuole premiare i ricchi cambiasse simbolo».

(Foto: ANSA / RICCARDO ANTIMIANI)