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L’imprenditrice delle buste biodegradabili: «Io amica di Renzi? L’ho visto 4 o 5 volte in tutto»

In un’intervista rilasciata a Repubblica Catia Bastioli, amministratrice delegata di Novamont, azienda leader nella produzione di bioplastica, risponde all’accusa di essere stata favorita dalla legge sulle buste biodegradabili perché «amica di Renzi». Ieri l’imprenditrice è stata massacrata da messaggi che sui social denunciavano un presunto inganno delle nuove norme con l’introduzione dei sacchetti a pagamento: ricordavano la sua partecipazione alla Leopolda del 2011 ed evidenziavano che sarebbe stata lei la principale beneficiaria degli introiti.

 

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L’imprenditrice delle buste biodegradabili e l’accusa di essere amica di Renzi

«Io non penso ad arricchirmi ma al progetto Paese. Se l’Italia non ha bisogno di noi, possiamo anche pensare ad altre soluzioni», afferma oggi.

L’accusano perfino di aver fatto salti di gioia da quando è passata la legge.

«Ma quali salti di gioia? Il nostro è un progetto che da più di 20 anni punta su innovazione e sostenibilità, con investimenti di 500 milioni. Non abbiamo mai avuto interlocutori unici: abbiamo parlato con tutti i governi che volevano impegnarsi per l’ambiente. Noi siamo trasversali: è triste che in campagna elettorale si voglia dare una connotazione politica a un progetto di innovazione».

In che rapporti è con Renzi?

«Avrò visto Renzi quattro o cinque volte in tutto. E sia chiaro, nel 2011 non mi ha neppure invitato lui alla Leopolda ma fu Ermete Relacci a dirmi che avevo un progetto interessante e dovevo presentarlo lì. Quando poi Renzi è diventato presidente me ne sono tenuta ben alla larga dalla Leopolda».

Bastioli ha spiegato che nel 2016 la sua azienda ha fatturato 170 milioni di euro, con una quota di mercato vicina al 50% a livello europeo, e che il business del bioplastico vale in Italia circa 450 milioni di euro totali. Le imprese attive sono circa 150. «Dunque – ha affermato ancora l’imprenditrice – c’è una filiera integrata, ampia. Se il mercato crescerà anche noi potremmo ottimizzare le capacità produttive e potremmo avere anche noi la nostra fetta di mercato, se saremo bravi».

(Foto: ANSA / MASSIMO PERCOSSI)