La mossa di Virginia Raggi: chiede il giudizio immediato per il processo sulle nomine al comune di Roma

di Gianmichele Laino | 03/01/2018

Virginia Raggi

Un fulmine a ciel sereno. La sindaca di Roma Virginia Raggi ha chiesto il giudizio immediato per il processo sulle nomine in Campidoglio per il quale è accusata di falso documentale. Dunque, niente udienza preliminare per il primo cittadino della Capitale, con tempi completamente diversi per la sentenza. Il giudizio immediato è stato richiesto questa mattina dai legali della sindaca Alessandro Mancori ed Emiliano Fasulo, mentre la comunicazione di questa scelta è stata fatta dalla stessa Virginia Raggi via social network.

VIRGINIA RAGGI, L’ANNUNCIO DEL GIUDIZIO IMMEDIATO SUI SOCIAL

Secondo la tesi della procura di Roma, la Raggi avrebbe mentito all’Anticorruzione del Comune di Roma riguardo al caso di Renato Marra, fratello del suo ex braccio destro Raffaele. Renato Marra fu infatti promosso a capo del dipartimento turismo del Comune con un incremento di stipendio pari a 20 mila euro. La nomina venne successivamente revocata.

VIRGINIA RAGGI E IL GIUDIZIO IMMEDIATO, COSA SUCCEDE ORA

Ora, i tempi del processo saranno da rivedere. L’udienza preliminare era prevista inizialmente per il prossimo 9 gennaio e, pertanto, non verrà celebrata. Il salto di questa udienza preliminare per Virginia Raggi scongiurerà qualsiasi rischio di un rinvio a giudizio a breve termine. Infatti, dopo l’udienza preliminare una circostanza del genere poteva essere ampiamente prevista, con conseguente influenza sulla comunicazione del Movimento 5 Stelle.

In piena campagna elettorale, gli esponenti grillini avrebbero dovuto fare i conti con possibili titoli di giornale che avrebbero dato senz’altro un’immagine diversa dei politici pentastellati. Un eventuale rinvio a giudizio di Virginia Raggi avrebbe avuto un peso forse determinante sull’esito delle elezioni politiche previste per il 4 marzo 2018.

Così facendo, invece, i tempi saranno diversi e il processo verrà celebrato quasi certamente dopo la data delle elezioni politiche. Una sorta di «sacrificio» del sindaco di Roma in nome del più alto obiettivo di raggiungere la maggioranza relativa dopo la prossima tornata elettorale.