Pietro Troiani
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Promozione per Pietro Troiani, il poliziotto che piazzò le molotov alla Diaz

Promozione per un altro dei poliziotti condannati per la Diaz e rientrati in servizio: dopo Gilberto Caldarozzi nominato numero due della Direzione Investigativa Antimafia, ora è il turno di Pietro Troiani, il poliziotto che piazzò le molotov nella scuola che ospitava i manifestanti. L’agente condannato in Cassazione a tre anni per falso, sarà dirigente del Centro operativo autostradale di Roma, con competenza su tutto il Lazio. La promozione sarebbe di pochi giorni fa, precisa il Fatto Quotidiano dandone notizia:

La comunicazione è della settimana scorsa. Un altro protagonista del G8 che fa un balzo in carriera. “Troiani era e resta vicequestore”, fanno sapere fonti del Viminale. “Ma nell’ultimo carosello di promozioni gli viene affidato un incarico apicale da dirigente della Stradale tra i più ambiti d’Italia, anticamera per ulteriori salti in carriera a cui ormai siamo abituati. È un danno all’immagine e all’organizzazione della polizia”, commenta Filippo Bertolami del sindacato Pnfd (polizia nuova forza democratica).
Secondo i magistrati genovesi, Troiani (condannato in Cassazione a tre anni per falso) sarebbe il poliziotto che nei giorni tragici del G8 avrebbe detto al suo autista di portare alla Diaz le famose molotov. Quelle bombe che dovevano far passare i manifestanti ospitati nella scuola come pericolosi estremisti pronti a compiere atti di violenza. Parliamo della Diaz teatro della “macelleria messicana” (la definizione è del poliziotto Michelangelo Fournier) compiuta dalle forze dell’ordine: pestaggi e violenze contro ragazzi inermi.

IL RUOLO DI PIETRO TROIANI NELLA “MACELLERIA MESSICANA” DELLA DIAZ

Non certo minore il ruolo che Pietro Troiani ebbe nelle vicende che portarono alla “macelleria messicana” all’interno della scuola Diaz. Alla conclusione delle indagini, i pm lo descrissero così: “Consegnava, per il tramite di un assistente da lui all’uopo diretto, due bottiglie incendiarie del tipo Molotov a colleghi e funzionari di polizia superiori per grado, intenti alle operazioni di perquisizione e in particolare alla ricerca di armi che riconducessero agli occupanti dell’edificio la responsabilità degli scontri avvenuti con le forze dell’ordine nei giorni precedenti e l’appartenenza al gruppo definito Black Bloc”.

A differenza di altri colleghi condannati per i fatti della Diaz, Pietro Troiani ha da tempo ripreso servizio. Il motivo – spiega il Fatto Quotidiano – è che l’agente dopo la sentenza è stato affidato ai servizi sociali. In questo modo è potuto tornare a ricoprire il suo ruolo nella Stradale.

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Le promozioni dei poliziotti rientrati in servizio dopo le condanne per la Diaz stupiscono, così come i loro avanzamenti di carriera durante i lunghi anni di processi e gli incarichi prestigiosi da consulenti nel periodo in cui avrebbero dovuto scontare le condanne, come ricorda il Fatto Quotidiano:

Le carriere non avevano subito stop neanche durante i processi: Francesco Gratteri era diventato capo della Direzione centrale anticrime; Giovanni Luper capo-analista dell’Aisi (il servizio segreto interno). Filippo Ferri guidava la squadra mobile de L’Aquila e Spartaco Mortola capo della polfer di Torino. Non solo: tra gli indagati e i condannati diversi ottennero poi consulenze e incarichi presso aziende pubbliche e private. Caldarozzi fu scelto da Finmeccanica, società controllata dallo Stato e presieduta all’epoca proprio da De Gennaro.

Adesso, dopo la sospensione e il rientro in servizio, le carriere dei poliziotti condannati sembrano ripartire. Anzi, accelerare nell’imminenza della fine della legislatura.

Foto copertina: ANSA/ARCHIVIO/LUCA ZENNARO/DRN