Gianfranco Miccichè: «I dirigenti parlamentari siciliani che guadagnano 240 mila euro non sono felici»

di Redazione | 28/12/2017

Gianfranco Miccichè

Gianfranco Miccichè aveva annunciato prima di Natale, durante il discorso della sua elezione a presidente dell’assemblea regionale siciliana, che per i dirigenti dell’organismo legislativo non sarebbe stato più rispettato il tetto a 240 mila euro l0rdi l’anno.

 

Gianfranco Miccichè definisce infelici i dirigenti pubblici retribuiti  240 mila euro l’anno

Nella scorsa legislatura la Sicilia aveva adottato, in analogia alla legislazione nazionale che però non vale nella regione autonoma, un limite massimo alla retribuzione dei dipendenti della Pubblica amministrazione, stabilito con lo stipendio del presidente della Repubblica. La norma, introdotta dal Governo Renzi, prevede infatti che nessun dirigente della PA possa guadagnare più del capo di Stato, che ogni anno riceve una retribuzione di poco inferiore ai 240 mila euro. I dirigenti più importanti dell’assemblea regionale siciliana avevano retribuzioni ben superiori al presidente della Repubblica, e per questo motivo dieci consiglieri parlamentari hanno preferito andare in pensione anticipata per non perdere reddito. Anche per questo motivo Gianfranco Micicchè ha rimarcato che un tetto da 240 mila euro lordi l’anno sia troppo basso, portando all’infelicità di chi è pagato con una somma così limitata. «La norma prevede lo stop dal 2018, e anche la Corte costituzionale ha chiarito che queste limitazioni posso essere fatte solo per motivi eccezionali, se più avanti il Senato reintrodurrà dei tetti, allora vedremo di adeguarci. Ma io ripeto: un’amministrazione funziona se chi ci lavora è felice e ben retribuito, non come accade adesso con dirigenti che guadagnano poco più dei commessi parlamentari».

LEGGI ANCHE > PERCHÉ DI MAIO E IL M5S NON POSSONO GOVERNARE SENZA ALLEATI ALLE CAMERE

Parole che hanno suscitato una ferma censura sulla Repubblica di oggi, in un commento di Sebastiano Messina in cui è stata enfatizzata l’assurdità della posizione espressa da Gianfranco Miccichè. Si può essere d’accordo in astratto che retribuzioni troppo basse aumentino infelicità tra i dipendenti, ma guadagnare come il presidente della Repubblica, la più importante per un dipendente pubblico, anche in posizione apicale, non appare certo un affronto. Al contrario, se proprio c’è qualcosa di offensivo lo si può trovare nella parole sconsiderate di Gianfranco Miccichè, che difende uno dei tratti più deleteri dell’autonomia siciliana, le folli retribuzioni nell’amministrazione pubblica, senza alcun paragone non solo con l’Italia ma con altri Stati ben più ricchi di una delle regioni più povere d’Italia. L’abolizione del tetto agli stipendi pubblici erogati dalla Sicilia ha generato anche la prima crisi della giunta Musumeci. L’assessore ai Rifiuti Vincenzo Figuccia, che aveva polemizzato contro Gianfranco Miccichè, si è dimesso dall’amministrazione di centrodestra per il suo dissenso in merito all’addio al tetto delle retribuzioni.

Foto copertina: ANSA/ALESSANDRO DI MEO