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Perché mandano i soldati italiani in Niger

Domani sarà il Consiglio dei ministri numero 65 della XVII Legislatura. L’ultimo del governo Gentiloni e si dovrà decidere l’invio di 470 soldati italiani in Niger.
Una missione, secondo Gentiloni, utile a «sconfiggere il traffico di esseri umani e il terrorismo», perché «l’Italia ha l’obiettivo di costruire dialogo, amicizia e pace nel Mediterraneo e nel mondo». Si tratta di 470 unità che saranno trasferite dall’Iraq in Niger.

Sul provvedimento però, in vista anche dello scioglimento delle Camere, ci sono diversi disaccordi. Il primo è quello di Liberi e Ugualia e perfino la Lega Nord è contraria all’invio con il vicepresidente del Senato che invita il governo a «usare quei soldi per pattugliare i nostri territori e mari».
In base ai dati dell’UNHCR nel 2016 l’area tra Niger e Libia è stata attraversata da oltre 330 mila migranti che hanno pagato fino a quattromila euro. Il Niger è uno snodo fondamentale. Non sarà una missione «combat» – spiega il Corriere della Sera che oggi riporta le parole del generale Claudio Graziano, capo di Stato maggiore della Difesa. I militari dovranno addestrare le forze nigerine per contrastare il traffico di migranti e il terrorismo, come avviene già in Iraq e in Afghanistan.

Dopo il via libera del governo il decreto dovrà essere ratificato dal Parlamento. Dato che siamo in scadenza è possibile che si voti già a metà gennaio. E – come spiega oggi Sarzanini sul Corriere – si procederà in base all’articolo 61 della Costituzione sugli «atti urgenti e indifferibili».  Nel dicembre 2016 il governo italiano ha ufficialmente aperto la prima ambasciata in Niger. A agosto fu siglato un protocollo tra Italia, Germania, Francia, Spagna, Niger, Chad e Libia con aiuti economici offerti in cambio di una manno nella lotta al traffico di migranti. A settembre il nostro ministero della Difesa ha sottoscritto un accordo di collaborazione militare con il Niger. Insomma, lo abbiamo promesso. Senza contare che ora lo spostamento delle missioni estere dalla diga di Mosul alla lunga rotta dei migranti è nel mirino di diverse forze europee.

 

(in copertina foto Ansa/Daniel Dal Zennaro)