Parlamentari assenteisti, la classifica a fine legislatura dominata dal centro-destra

di Redazione | 24/12/2017

parlamentari assenteisti

Tra la pausa natalizia e il probabile scioglimento della Camere durante le feste, è arrivato il tempo di fare bilanci sulla legislatura che sta per concludersi. Quali sono stati i parlamentari più assenteisti? L’Espresso ha chiesto i dati a Openparlamento, la piattaforma che monitora tutto il lavoro (e le presenze) di deputati e senatori. Ebbene – come titola il settimanale d’inchiesta – per assenteismo “stravince la destra”.

Forza Italia guadagna il primo posto nella classifica dei parlamentari assenteisti sia alla Camera che al Senato. Il deputato azzurro, nonché editore Antonio Angelucci a Montecitorio non si è quasi mai visto: con il 99,59% di assenze, segna un vero e proprio record. Sfiora l’en plein delle assenze anche l’avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, che – eletto al Senato – non ha partecipato al voto il 99,24% delle volte.

PARLAMENTARI ASSENTEISTI, SUL PODIO DEL SENATO ANGELUCCI, VERDINI E TREMONTI

La classifica dei parlamentari assenteisti prosegue al Senato con Denis Verdini: il leader di Ala non si è visto il 91,22% delle volte. Sul podio dei senatori fannulloni anche l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, le sue assenze ammontano all’82,55%.

PARLAMENTARI ASSENTEISTI, RECORD CENTRO DESTRA ANCHE ALLA CAMERA

Meno noti parlamentari assenteisti finiti sul podio della Camera: argento per il deputato di Forza Italia Marco Martinelli, che non ha partecipato al voto nell’88,89% dei casi. Segue l’ex collega di partito, poi passato ad Alternativa popolare Filippo Piccone, assente all’86,94% delle votazioni.

“Con assenza – precisa Openparlamento – si intendono i casi di non partecipazione al voto: sia quello in cui il parlamentare è fisicamente assente (e non in missione) sia quello in cui è presente ma non vota e non partecipa a determinare il numero legale nella votazione”. “Purtroppo – prosegue la piattaforma – attualmente i sistemi di documentazione dei resoconti di Camera e Senato non consentono di distinguere un caso dall’altro. I regolamenti non prevedono la registrazione del motivo dell’assenza al voto del parlamentare. Non si può distinguere, pertanto, l’assenza ingiustificata da quella, ad esempio, per ragioni di salute”.