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La vera storia del tweet di Emanuele Filiberto di Savoia contro i «parassiti partigiani»

Sta girando di nuovo, in queste ore, un vecchio tweet di Emanuele Filiberto di Savoia che recita così: «I parassiti partigiani, con le loro 179 associazioni, costano al contribuente 3 milioni di euro». In realtà si tratta di un tweet vecchio, risalente alla primavera 2016 e, sopratutto, smentito dal nobile.

«Qualcuno è entrato nel mio account e ha mandato articolo su partigiani volendo cavalcare la diatriba sulla mia visita a Noto! Mi dispiace», replicato al tempo il giovane Savoia. Quel tweet scatenò un certa polemica. Critiche a cui Emanuele Filiberto rispose con fermezza: «Leggo i vostri tweet. Vorrei ricordarvi il ruolo di mia nonna durante la guerra accanto ai partigiani… Studiare non fa male!». La vecchia polemica, peraltro basata su un hackeraggio, su @efsavoia rispunta oggi fuori per le dichiarazioni che il reale ha fatto a diversi quotidiani in merito al rientro in patria della salma di Vittorio Emanuele III.  Il rampollo, in un’intervista al Tempo, si augura che i suoi parenti vengano sepolti al Pantheon. «È stato fatto tutto di nascosto – ha commentato amareggiato – Eppure la Regina Elena è stata una persona amatissima, fu l’ angelo dei soccorsi ai terremotati di Messina nel 1908, è stata Rosa d’ Oro della Carità. Vittorio Emanuele III sicuramente era più controverso, ma è comunque stato il Re d’ Italia per 46 anni».

«Non voglio assolutamente mettere una pietra sopra su questo, anzi. Nel 2003, ero da poco arrivato in Italia dall’esilio, andai al Vittoriano dove c’ erano delle commemorazioni dell’ Olocausto. Lì incontrai il Rabbino Capo di Roma e il Presidente delle Comunità Ebraiche, e consegnai loro una lettera, anche da parte di mio padre, dove condannavamo le ignobili leggi razziali», ha sottolineato.

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La sistemazione nel santuario piemontese di Vicoforte, a suo parere, rischia di essere «una cosa provvisoria prolungata per decenni. I Savoia hanno subito la logica secondo cui la storia la scrivono i vincitori, e dunque in questo senso è stato fatto molto per rovinare il volto di questa famiglia. Nei libri di scuola, per dire, i protagonisti dell’ Unità d’ Italia sono Cavour, Mazzini, Garibaldi, mentre Vittorio Emanuele è messo sempre per ultimo».