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Retromarcia (non) compagni! Il saluto romano non è reato

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla procura generale di Milano contro la sentenza in cui erano stati assolti il vicepresidente di CasaPound Italia, Marco Clemente, e un altro militante del movimento. Il saluto romano non è reato: ma solo in determinati casi.

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SALUTO ROMANO: IL CASO DEI MILITANTI DI CASAPOUND

I due militanti avevano fatto il famigerato gesto durante la commemorazione nel giorno dell’anniversario della morte di Sergio Ramelli, lo studente missino assassinato da estremisti di sinistra a Milano il 29 aprile del 1975. Al processo contro Clemente, l’Anpi (l’associazione nazionale dei partigiani) si costituì parte civile. Secondo la prima sezione Penale il saluto romano per commemorare i defunti non è apologia di fascismo.

«Ancora una volta la Cassazione ha riconosciuto un principio che in uno Stato di diritto dovrebbe essere scontato per tutti – ha commentato il leader di CasaPound, Gianluca Iannone -, e cioè che il diritto a commemorare i morti non può essere messo in discussione».

 

(Un fermo immagine tratto da un video mostra i partecipanti che hanno commemorato Sergio Ramelli, lo studente di 19 anni militante del Fronte della Gioventù ucciso a Milano il 29 aprile 1975, che alla fine della commemorazione al grido di ‘Camerata Sergio Ramelli, presente’, hanno alzato il braccio destro evocando il saluto romano al cimitero Maggiore di Lodi, 7 maggio 2017. ANSA/Flavia Mazza)