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Cosa dice il rapporto choc sulla pedofilia in Australia

La Commissione australiana sugli abusi sui minori ha pubblicato i risultati di un’indagine in cui è certa dell’orrore in atto: «Nelle istituzioni i bambini sono ancora vittime di abusi sessuali». Nel mirino i casi di pedofilia dei decenni passati nella Chiesa cattolica, arrivati anche in Italia dopo le audizioni del cardinale George Pell.
Malcolm Turnbull, primo Ministro australiano, ha parlato di tragedia nazionale. «Voglio ringraziare e onorare il coraggio dei sopravvissuti e delle loro famiglie che hanno raccontato, spesso per la prima volta, le storie terribili di abusi che hanno ricevuto da persone che in realtà dovevano loro solo amore e protezione», ha dichiarato.

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PEDOFILIA AUSTRALIA: I NUMERI DELL’ORRORE

Secondo la commissione tra il 1950 e il 2009 il 7% dei sacerdoti australiani avrebbe abusato di minori. I casi citati nell’inchiesta sono oltre quattromila su circa 15mila deposizioni. Sono oltre 8.000  le vittime di abusi sessuali, in gran parte subiti in istituzioni religiose, contattate nel corso dell’inchiesta. Il Cardinale Pell si trova in Australia per difendersi dalle accuse di pedofilia che respinge con forza. Alla luce dei risultati del lavoro emerso però, il presidente della Conferenza episcopale australiana, monsignor Denis Hart, ha chiesto scusa a nome della Chiesa.

Nel report emerge come la polizia abbia rifiutato, nella maggior parte dei casi, di credere ai bambini e di indagare sulle loro denunce.A ciò si aggiunge un sistema giudiziario che non ha  aiutato a condannare le denunce portate avanti. Da quando è stata istituita nel 2013 dal governo laburista di Julia Gillard, la Commissione di sei membri ha tenuto udienze nei sei stati e due territori del paese. Ha richiesto il rilascio di 1,2 milioni di documenti e identificato oltre 4000 istituzioni in cui si sono commessi abusi negli ultimi decenni. Ora circa 2600 persone sono state segnalate alla polizia e ad altre autorità e sono state avviate 230 azioni penali.

LA COMMISSIONE CHIEDE CHE NON SI MANTENGA PIU’ IL SEGRETO CONFESSIONALE

Tra le 409 raccomandazioni contenute nel rapporto conclusivo la commissione propone di rivedere il segreto della confessione, con l’obbligo per i sacerdoti di riportare alla polizia abusi sessuali. E di rivedere il voto di castità. Consigli che sono stati per ora respinti dai vescovi cattolici di Sydney, Anthony Fisher, e di Melbourne, Dennis Hart. Quest’ultimo ha dichiarato che, in caso di rivelazione di un abuso, manterrebbe il segreto: «La pena per un sacerdote che viola il segreto della confessione la scomunica, è una questione spirituale, reale e grave».

Mentre sono attese dichiarazioni da parte di Papa Francesco è bene ricordare come fra i prelati che hanno deposto davanti alla commissione ci sia stato anche l’ex cardinale di Sydney George Pell, chiamato in causa non per fatti direttamente a lui attributi ma per aver “coperto” abusi nelle sue diocesi. Il prelato è stato rinviato a giudizio in Australia il prossimo marzo su accuse di multipli reati di pedofilia ‘storici’, ai danni di diverse vittime. Il cardinale, a cui il Papa ha accordato un periodo di congedo dall’incarico di prefetto degli affari economici del Vaticano, ha sempre respinto ogni accusa.

(in copertina  foto ANSA/ CARLO FERRARO /DC)