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Lo sciopero della fame dei giornalisti di Famiglia Cristiana: niente messa natalizia

Sciopero della messa e della fame“. I giornalisti di Famiglia Cristiana protestano per i tagli previsti sul settimanale cattolico più venduto d’Italia.  Nessun cronista sarà presente alla solita messa natalizia che monsignor Delpini celebrerà nella chiesa della sede del gruppo editoriale.

Non era mai successa una protesta così. Famiglia Cristiana, un tempo oltre un milione di copie oggi ha una tiratura settimanale sulle 270mila, cifre comunque difendibili in un mercato in crisi come quello dell’editoria cartacea. Eppure si dovrà tagliare. Il giornale, edito dalla Periodici San Paolo è in stato di agitazione da mesi per via della manovra aziendale di risanamento dei conti.
«Scriviamo ogni giorno delle critiche che il Papa fa a chi considera la forza lavoro solo come una “voce di bilancio”, ma poi,
dopo quattro anni di cassa integrazione e contratti di solidarietà, dopo tutti i possibili sacrifici economici, veniamo trattati come “privilegiati e irresponsabili” dai dirigenti», spiegano a La Repubblica i membri del cdr, Sergio Tosatto, Antonio Sanfrancesco e Luciano Scalettari. Di altro avviso il direttore del settimanale,  don Antonio Rizzolo, che al quotidiano commenta: «Non partecipare alla messa dell’arcivescovo è un gesto vergognoso. Non si può strumentalizzare la realtà più importante della fede cristiana — la Messa — per i propri scopi, per quanto giusti possano essere. È inaccettabile».

Se l’editore don Rosario Uccellatore parla di strumentalizzazione (“nessuno ha mai messo in dubbio il futuro di Famiglia Cristiana, né i posti di lavoro”) dall’altra i giornalisti sembrano decisi a proseguire. «Difendono privilegi anacronistici- ha spiegato Uccellatore a Repubblica – Noi vogliamo continuare le trattative. Mai chiesto di tagliare il 50 per cento dello stipendio: chiediamo solo di rinunciare a un pezzettino della retribuzione, la metà degli attuali accordi integrativi, che prevedono cose fuori dal mondo, come la 15ma mensilità. Una misura inevitabile per il risanamento dei conti e per il rilancio delle testate. Ma se i giornalisti non collaborano, è difficile». E così, mentre si litiga sulle retribuzioni, la Curia sta zitta. Con imbarazzo, spiega Zita Dazzi che ha raccontato la protesta per Repubblica da Milano.