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Il terremoto uccide ancora: dopo le scosse almeno 8 suicidi

La conta dei morti per il terremoto potrebbe non essere interrotta con l’individuazione delle vittime delle scosse. Il terribile sisma che il 24 agosto 2016 ha colpito il Centro Italia ha infatti continuato a fare morti anche a diversi mesi di distanza dai crolli. Si contano ad oggi almeno otto suicidi provocati dalla depressione post-terremoto, dalle enormi difficoltà a rialzarsi dopo il disastro per tornare a condurre una vita normale.

I SUICIDI DEL TERREMOTO

Tra le vittime ci sono sia giovani che anziani, artigiani e allevatori, operai e pensionati, persone che avrebbero voluto rivedere la loro terra e la propria esistenza come quelle di un tempo e che non hanno visto una via d’uscita ai problemi loro e di chi viveva al loro fianco. Sono rimaste schiacciate sotto il peso di un senso di abbandono, della sfiducia, della paura di non farcela. Ne parla oggi il Quotidiano Nazionale che elenca alcune storie note e precisa che non è chiaro in realtà (perché potrebbe essere più elevato) il numero di coloro che hanno deciso di compiere un gesto estremo:

I suicidi del terremoto sono un grido. Gli sfollati tornano a morire nel giardino della casa dove non possono più vivere. Il muratore che a febbraio si è tolto la vita ad Amatrice ci aveva già provato qualche mese prima. Evelino Arconi, allevatore di 58 anni a Fiastra, aspettava la nuova stalla quando s’è impiccato. Il vicesindaco Sauro Scaficchia ragiona, «nessuno può provare che è stato per il terremoto». Un 57enne di Sarnano, invece l’ha lasciato scritto, s’è ammazzato per le scosse che gli hanno cambiato la vita. Spesso le cause s’intrecciano, il sisma diventa l’ultima parte di buio. Chissà quanto c’entra nel suicidio di Luca Dolce, 49 anni, consigliere comunale di Esanatoglia. Il sindaco Luigi Nazzareno Bartocci lo ricorda come «un caro amico». Dice: «Era cambiato. Lo convocavo per parlare di terremoto e lui mi rispondeva sempre, ‘fai tu’, scusi ma se ci ripenso mi commuovo. Aveva in progetto di ristrutturare una seconda casa per andarci a vivere, ma dopo il terremoto era stata dichiarata inagibile. E lui era cambiato, questo sì».

Sono storie di dolore. Come quella di Adiano Pieretti, 31enne edicolante di Camerino, che un paio di giorni prima di togliersi la vita, ad ottobre 2016, si è sfogato su Facebook per l’assenza di aiuti. La ragazza lo considera «la prima vittima collaterale del terremoto». Angelo Antonio Petetta, 62 anni, di Camporotondo di Fiastrone, era un meccanico. La moglie ricorda che dopo il sisma era «crollato». Si erano aggravate le sue difficoltà economiche. Aveva perso la casa. E non accettava di stare lontano. Nello Ramadori, 75enne di Montappone, si è tolto la vita sparandosi con un fucile poco dopo aver salutato gli amici, lo scorso novembre. Amanva andare a caccia e passeggiare nei boschi. «Non è vita», ripeteva da quando era costretto a vivere lontano dalla sua casa. «Non ce la faccio più», ripeteva invece Franco Marzoli, 79enne di Colmurano. Aveva avuto un’impresa edile. La casa che aveva costruito un po’ alla volta con tanta passione era da demolire. L’idea di vivere in un altro luogo lo aveva distrutto. Si è impiccato ad ottobre, proprio nel giardino che non poteva più riavere.

(Foto: ANSA / GRILLOTTI)

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