lotta continua
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Il simbolo di Lotta Continua nell’ufficio di un funzionario della Questura

A pochi giorni dalle polemiche per la bandiera neonazista affissa da un carabiniere in una stanza della caserma Baldissera di Firenze, fa discutere un simbolo affisso alla parere dell’ufficio di un funzionario della Questura di Pisa. Si tratta di pugno chiuso di Lotta Continua (la formazione extraparlamentare di estrema sinistra nata nel 1969) ben visibile su sfondo rosso alle spalle di una scrivania, poco distante da un gagliardetto del Pisa Calcio e un crocifisso. L’immagine ha fatto in poco tempo il giro della rete.

QUADRO DI LOTTA CONTINUA IN QUESTURA A PISA

Il funzionario che occupa la stanza, una donna, si è improvvisamente trovata al centro di critiche. Ma le responsabilità della scelta del quadro non sarebbero individuali. O meglio: in Questura nessuno le attribuisce colpe. «È un cimelio di una quarantina d’anni nessun poliziotto lo ha appeso in quanto simpatizzante o nostalgico di quegli anni. È solo storia», hanno fatto sapere fonti della Questura citate dal Corriere della Sera. Mentre il questore Alberto Francini come riportato dal Tirreno ha invitato la poliziotta a rimuovere il simbolo di Lotta Continua e ha dato avvio a una verifica interna. «Sul valore del sostituto commissario – ha spiegato – nulla da dire. È stato premiato per aver contribuito alle indagini che hanno smantellato le nuove brigate rosse contribuendo all’arresto della Lioce quando era alla Digos di Firenze. Sull’opportunità di avere quel drappo ricordo in ufficio si faranno le necessarie valutazione e saranno presi eventualmente i conseguenti provvedimenti». Proprio Lotta Continua, 40 anni fa, fece lavorare non poco le forze dell’ordine. Il suo leader, Adriano Sofri, fu condannato a 22 anni di carcere come mandante dell’omicidio del commissario Luigi Calabresi, avvenuto nel ’72.

(Immagine dai social)

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