Casapound, nove militanti condannati per violenze anti migranti a Casale San Nicola

di Redazione | 12/12/2017

Casapound

Casapound ha subito pesanti condanne dei suoi militanti per le manifestazioni organizzate contro il trasferimento dei migranti in una struttura sulla Cassia a Casale San Nicola. Le proteste e i sit-in erano durate oltre tre mesi, nell’estate del 2015, ma erano esplose il 17 luglio del 2015, quando tra un centinaio di manifestanti e numerosi poliziotti si erano verificate collutazioni.

CASAPOUND CONDANNATA PER L’ASSALTO AI POLIZIOTTI DI CASALE SAN NICOLA

Nove militanti di CasaPound sono stati condannati in primo grado per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni: otto iscritti a Cpi a 3 anni 7 mesi di reclusione, uno invece a 2 anni e 7 mesi grazie alle attenuanti generiche. Tra gli aderenti al movimento di estrema destra condannati  alla pena più elevata ci sono: Francesco Amato, Andrea Antonini, Damiano Berti, Alessandro Catani, Lorenzo Di Credico, Davide Di Stefano, fratello del vicepresidente di Casapound Simone Di Stefano, Federico Mattioni e Luca Verdini. Contro Fabio Di Martino è stata inflitta una pena di 2 anni e 7 mesi, oltre al risarcimento danni da liquidarsi in sede civile. Alcuni dei poliziotti feriti si sono costituiti parte civile nel processo contro Casapound. Gli agenti eran stati colpiti  con calci e pugni e con caschi, sedie e ombrelli, lanciati dagli aggressori, durante le proteste contro i migranti organizzate a Casale San Nicola, zona della periferia Nord di Roma.

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Le indagini della procura di Roma avevano individuato in Casapound e nei suoi militanti la causa della trasformazione della protesta da pacifica in violenta. Come stabilito dalla sentenza, gli aderenti all’estrema destra hanno provocato gli scontri finiti con il ferimento di diversi poliziotti. CasaPound ha denunciato l’ingiustizia subita in lungo comunicato pubblicato sul proprio sito e sul profilo Facebook.

GIANLUCA IANNONE DI CASAPOUND DENUNCIA IL PROCESSO POLITICO

«Ingiustizia è fatta. Con le condanne abnormi inflitte per i fatti di Casale San Nicola si mette nero su bianco che difendere i diritti degli italiani agli occhi dello Stato è un crimine che crea più allarme sociale di un attentato terroristico. E in effetti in una Nazione in cui la giustizia sociale e il rispetto per i propri cittadini sono ai minimi, difendere gli italiani è un atto rivoluzionario…Le condanne, peraltro a pene che non hanno precedenti in Italia per questo genere di reati, arrivano giusto all’avvio della campagna elettorale per le politiche che vedranno CasaPound impegnata con Simone Di Stefano candidato premier. Il paradosso è che, pochi mesi dopo quelle scene che nessuno avrebbe mai voluto vedere, l’allora prefetto di Roma Franco Gabrielli, con un clamoroso dietrofront, decise di chiudere la struttura per gli stessi motivi che i residenti avevano cercato invano di spiegargli, guadagnandosi solo accuse di razzismo, repressione e qualche manganellata». Il comunicato, scritto dal presidente di Casapound Gianluca Iannone, che negli ultimi anni si è defilato lasciando spazio mediatico e politico al suo vice Simone Di Stefano, rivendica l’azione fatta a Casale San Nicola e rimarca il carattere politico della condanna subita.« Dopo aver prontamente archiviato la denuncia dei residenti per lesioni e maltrattamenti da parte della polizia, la procura ha parlato di un ‘piano preordinato’ per arrivare agli scontri, ma dal processo è venuto fuori tutt’altro.In primo luogo, mai è emerso l’atto scritto del prefetto che disponeva l’uso della forza pubblica, cosa alquanto anomala. Inoltre, come testimoniato in aula da forze dell’ordine e residenti, non solo CasaPound ha partecipato per quasi tre mesi al presidio pacifico per evitare che si destinasse a centro di accoglienza una struttura non adeguata, ma anche che la resistenza opposta è stata passiva fino all’ultimo, quando la carica si è trasformata in scaramuccia con le prime file, ma mai c’è stata un’aggressione ai danni delle forze dell’ordine. Le prognosi per le lesioni lamentate dagli agenti sono state tutte tra i tre e i cinque giorni, se non in un unico caso relativo a una caduta accidentale, nel quale i giorni dati sono stati 20. Infine, tra le centinaia di persone che quel giorno si trovavano a Casale San Nicola solo 9 sono finite sotto processo per resistenza, e sono tutte di Casapound. Pochi fatti, che, però, messi in fila, chiariscono al di là di ogni ragionevole dubbio come il processo sia stato tutto politico».

Foto copertina: ANSA/MASSIMO PERCOSSI