C’è un collirio ‘made in Italy’ che non può ancora esser venduto se non si esprime l’Aifa

di Redazione | 11/12/2017

collirio

«Aspettiamo un segno dell’Aifa, così da poter garantire l’accesso ai pazienti italiani a questo prodotto, che rappresenta un rimedio per una patologia rara e particolarmente invalidante come la cheratite neurotrofica che, fino ad oggi, non si era riusciti a risolvere. La valutazione tecnico-scientifica è stata fatta. Adesso stiamo aspettando la data per poter discutere nel Comitato prezzi il rimborso del farmaco. Spero che a breve si possa offrire a tutti i pazienti del nostro Paese questa possibilità di cura». Questo l’auspicio di Eugenio Aringhieri, Chief Executive Officer Dompé farmaceutici che, dal 97esimo Congresso Soi – Società oftalmologica italiana in corso a Roma, illustra all’AdnKronos Salute i risultati raggiunti nel trattamento della cheratite neurotrofica con il collirio a base di ‘cenegermin’, approvato dall’Agenzia europea per i medicinali lo scorso luglio. (Video)

Un punto di svolta per una malattia che può portare alla perdita di visione e, che sino ad oggi, era sprovvista di farmaci approvati: «Il 15 novembre è stato lanciato in Germania un collirio a base di Cenegermin – ricorda Aringhieri – e i primi pazienti tedeschi hanno trovato rimedio al proprio problema, fino ad oggi orfano di cura. Questo ci riempie di gioia e soddisfazione. Dobbiamo da una parte essere orgogliosi, e dall’altra partire da qui per continuare a sviluppare le potenzialità di questo prodotto, che sono sicuramente tante».

Questa nuova opportunità per i pazienti è il risultato di un’innovazione ‘made in Italy’, frutto di decenni di ricerca, a partire dagli studi del premio Nobel Rita Levi Montalcini che scoprì il ‘nerve growth factor’ (Ngf), una proteina naturalmente prodotta dal corpo umano, responsabile dello sviluppo, del mantenimento e della sopravvivenza delle cellule nervose. Il principio attivo ‘cenegermin’, realizzato attraverso un processo produttivo biotecnologico originale, è la versione ricombinante del Ngf umano (rhNgf).

Ma da cosa è causata questa grave patologia, che colpisce meno di 5 persone su 10.000? «L’origine è legata a un danno del nervo trigemino, che può interessare sia il nucleo sia gli ultimi nervi che arrivano sulla cornea – spiega Leonardo Mastropasqua, direttore del centro nazionale di alta tecnologia in oftalmologia, università degli studi d’Annunzio Chieti-Pescara – Il danno si divide in tre stadi e nelle forme più severe può portare a ulcere e perforazioni corneali, con conseguenze sulla qualità e la quantità della visione, con una riduzione, fino all’assenza, della sensibilità corneale».

Per l’oftalmologo, «riuscire a capire attraverso la nuova tecnologia quando ci troviamo di fronte a un danno nervoso, anche al primo stadio, è fondamentale per intervenire con una terapia appropriata, possibilmente eziologica e patogenetica. I nuovi farmaci – evidenzia Mastropasqua – devono essere, appunto, dei farmaci eziopatogenetici, ovvero che vanno a lavorare sui nervi. Tra questi, quello da cui ci aspettiamo un risultato è sicuramente il Ngf, perché agisce nella ricombinazione, nella ricrescita dei nervi. Quindi parliamo di una terapia eziologica e patogenetica. Agendo immediatamente possiamo recuperare i nervi evitando lo stadio II, che può causare ulcera corneale, e lo stadio III, che può portare al melting. Questa partita si gioca grazie al’alta tecnologia associata ai farmaci più moderni», conclude.

(Articolo in collaborazione con Adnkronos. Foto © David Snyder/ZUMAPRESS.com)