Mentre i reati in rete aumentano, il governo taglia gli agenti di polizia postale

di Redazione | 04/12/2017

tagli alla polizia postale

Dalle truffe online al cyberbullismo: i reati in rete aumentano in modo esponenziale, ma è sempre più improbabile che si riesca a fermarli, a causa dei tagli alla polizia postale che il governo da alcuni anni sta portando avanti, nel contesto della “razionalizzazione” delle forze dell’ordine. Iniziata prima dell’arrivo di Renzi a Palazzo Chigi, ha avuto una forte accelerazione nel 2014, sotto il governo del segretario dem: il piano varato allora prevedeva la chiusura di 267 uffici della Polizia di Stato, di cui 70 di polizia postale.

I tagli alla polizia postale sono stati fermati prima del referendum costituzionale. «Si è deciso in quel momento storico di non portare avanti un progetto evidentemente impopolare», ha raccontato al Fatto Quotidiano il segretario generale del Sap (sindacato autonomo di polizia), Gianni Tonelli. Eppure – prosegue il sindacalista – «Sulla carta è tutto fermo, ma in concreto non è così, perché nel frattempo si stanno portando queste sedi a una chiusura naturale». Come? Alcuni agenti vanno in pensione e non vengono sostituiti, altri che vogliono fare carriera, vengono trasferiti in altri uffici. L’obiettivo – spiega Tonelli – è recuperare dai 3 ai 4mila uomini e inviarli alle Questure, perché le poltrone saltano se qualcosa va storto nell’ordine pubblico, mentre importa molto meno delle truffe ai cittadini e dei ragazzini presi di mira dalcyberbullismo».

I tagli alla polizia postale erano stati documentati anche da Il Tempo a inizio anno: dal 2010 al 2017 in alcuni uffici provinciali il personale si è più che dimezzato. È successo a Chieti, dove si è passati dalle 12 alle 4 unità, a a Portedone, da 16 a 7, a Rieti, da 12 a 3, o a Vibo Valentia, dove nell’ufficio non resta più nessuno. Lo smantellamento comunque accomuna nord e sud, con tagli drastici un po’ ovunque, da Bergamo a Trapani. Il risultato è che in 7 anni gli agenti sono passati da 920 a 603. Oltre a questo, aggiunge Tonelli, «non si fanno fare corsi di aggiornamento in un settore dove, invece, la formazione è tutto».

L’ATTACO DI ANONYMOUS AI SERVER DI PALAZZO CHIGI PER IL SAP CONSEGUENZA DEI TAGLI ALLA POLIZIA POSTALE

Le conseguenze dei tagli alla polizia postale secondo il Sap sono sotto gli occhi di tutti. Quando poche settimane fa gli hacker di Anonymous hanno annunciato di aver violato i server di Palazzo Chigi, del ministero della Difesa e di quello dell’Interno, pubblicando in rete centinaia di documenti riservati, il sindacato di polizia ha commentato: «I tagli dissennati all’apparato della sicurezza che hanno portato allo smantellamento degli uffici di Polizia Postale e delle Comunicazioni su gran parte del territorio nazionale, iniziano a dare i loro tristi frutti».

I REATI IN RETE CRESCIUTI DELL’83%

E intanto i reati in rete aumentano: secondo i dati del rapporto Clusit – spiega il Fatto Quotidiano – tra il primo semestre 2016 e lo stesso periodo del 2017 sono cresciuti dell’83%. Il ventaglio dei crimini online è piuttosto ampio e se prima erano tutti di competenza della polizia postale, oggi non è più così. Il 15 agosto scorso, il ministro dell’Interno Minniti ha riorganizzato per decreto le competenze: «Gli uffici non possono più lavorare su cyberbullismo, terrorismo e truffe in rete – sottolinea il segretario generale del Sap – mentre resta la competenza su pedofilia online e attacchi informatici nei confronti di grandi società convenzionate con il ministero dell’Interno». E così – conclude Tonelli «diventa sempre più difficile trattare truffe informatiche o diffamazioni online e, infatti, alla fine nessuno se ne occupa con la conseguenza che i cittadini non hanno un riferimento, oltre al fatto che, soprattutto per le truffe, non si tratta di una materia di cui si possono occupare tutti perché spesso dietro questi raggiri si nascondono delle vere e proprie organizzazioni criminali che necessitano di una preparazione specifica».

 

 

Foto copertina: Archivio Ansa/Polizia