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La fidanzata di dj Fabo tra le lacrime in tribuale: «Mi disse che la morte era la sua vittoria»

La fidanzata di dj Fabo, Valeria Imbrogno, ha reso una lunga testimonianza questa mattina al Tribunale di Milano, durante la seconda udienza del processo che vede imputato per aiuto o istigazione al suicidio Marco Cappato. Il tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni accompagnò Fabiano Antoniani, rimasto cieco e tetraplegico a seguito di un incidente stradale, in Svizzera, dove alla clinica Dignitas, mordendo un pulsante, si indusse la morte volontaria, mettendo fine ad atroci sofferenze.

«Non devi sentirti sconfitta, per me questa è una vittoria», disse poco prima del viaggio in Svizzera a Valeria Imbrogno, come lei ha raccontato questa mattina in aula. Cercando di trattenere la commozione, la fidanzata di dj Fabo ha risposto per due ore alle domande dei pm Tiziana Siciliano e Sara Arduini. Ai magistrati ha raccontato dell’amore per la vita che contraddistingueva il suo compagno prima del terribile incidente, ma anche dei tentativi fatti dopo per ritrovarne un po’, come quando andarono in India per tentare una terapia con le staminali, che non funzionò. «Nel periodo finale decise di mollare», ha spiegato Valeria. «Per me la vita è qualità, non quantità e io sto sopravvivendo di quantità», le spiegava Fabiano, che la sua fidanzata ha descritto come «vita all’ennesima potenza».

LA TESTIMONIANZA DELLA FIDANZATA DI DJ FABO AL PROCESSO A MARCO CAPPATO

La menomazione più insopportabile, ha spiegato la fidanzata di dj Fabo, era quella alla vista: «Altrimenti credo non avrebbe deciso di morire», ha spiegato alle pm. Fu Fabiano – come Marco Cappato ha spiegato anche in un’intervista a Giornalettismo – a decidere di rendere pubblica la sua battaglia per una morte dignitosa. «Per lui la libertà era un valore importante e se con la sua scelta e con la sua battaglia pubblica e anche mediatica fosse riuscito a smuovere qualcosa ne sarebbe stato contento, era quello anche un modo per sentirsi vivo», ha detto Valeria Imbrogno, ricordando dello sciopero della fame intrapreso del dj per non essere fermato.

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Al viaggio in Svizzera ci sarebbe stata un’alternativa e fu lo stesso Marco Cappato – ha raccontato la fidanzata di dj Fabo – a prospettargliela: si tratta della possibilità «italiana», ossia l’interruzione delle terapie. Fabiano preferì evitare, perché aveva capito che si sarebbe «prolungata l’agonia, e poi in casa con sua madre, e lui voleva tutto tranne che soffrire ancora, perché sapeva che così sarebbe morto con un’agonia di 7-10 giorni». «Non era religioso, ma credeva in un qualcosa soprattutto verso la fine», ha raccontato Valeria. «Mi disse: “Tu saprai dove trovarmi, io torno ad essere energia nell’universo”».

Foto copertina: Ansa/Daniel Dal Zennaro