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Corea, gli Usa avvertono: «La guerra è più vicina». E Trump sfotte Kim: «È un cagnolino malato»

Dopo il test balistico condotto dalla Corea del Nord nella notte tra il 27 e il 28 novembre e l’annuncio di Pyongyang, che si è proclamata «potenza nucleare», gli Usa avvertono: «Il mondo è più vicino alla guerra». Lo ha detto l’ambasciattrice Nikki Haley alle Nazioni Unite, nel corso della seduta del Consiglio di Sicurezza convocato d’urgenza dopo il lancio di un nuovo missile dal paese asiatico. Haley ha riferito che la decisione del dittatore Kim Jong-un «avvicina il mondo alla guerra non lo allontana» anche se è una conflitto che gli Stati Uniti non cercano. «E se ci sarà una guerra – ha detto ancora l’ambasciatrice – il regime nordcoreano sarà completamente distrutto».

COREA DEL NORD, GLI USA ALLE NAZIONI UNITI: MONDO PIÙ VICINO ALLA GUERRA

Ai rappresentanti del consiglio di sicurezza gli Stati Uniti chiedono di solare Kim Jong-un fermando importazioni ed esportazioni, rompendo tutti i legami con la Corea del Nord, anche espellendo i lavoratori del paese dal proprio territorio. Alla Cina viene chiesto di bloccare i rifornimenti di petrolio. «La Corea del Nord – ha detto il vice rappresentante cinese – deve rispettare le risoluzioni del Consiglio di sicurezza Onu e adottare misure per la de-escalation».

Intanto Donald Trump in un comizio in Missouri ha rivolto a Kim alcuni insulti personali, definendolo un «cagnolino malato», un «piccolo uomo razzo». Il presidente usa ha anche chiamato il leader cinese Xi Jinping sostenendo che «la Cina deve usare tutte le leve a sua disposizione per convincere la Corea del Nord a porre fine alle sue provocazioni e a tornare sulla strada della denuclearizzazione» e ribadendo «la determinazione degli Usa nel difendere sé stessi e i propri alleati dalla crescente minaccia rappresentata dal regime di Pyongyang». Da Pechino garantiscono che «la denuclearizzazione della penisola è un obiettivo incrollabile di Pechino», ma non è arrivata ancora nessuna indicazione precisa in merito alla restrizione delle sanzioni. I rappresentanti di Cina e Russia alle Nazioni Unite in effetti non hanno cambiato opinion: condannano i test nucleari di Pyongyang ma chiedono agli Stati Uniti di fare un passe indietro e «interrompere le esercitazioni militari nell’area», aprendosi «al negoziato diretto».

(Foto da archivio Ansa. Credit: Zhu Longchuan / Xinhua via ZUMA Wire)