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Michela, suicida dopo il ricatto per il video hard: «O paghi o mostriamo a tutti le immagini»

Un ricatto, un tentativo di estorsione legato ad un video hard girato consapevolmente che era poi cominciato a girare da un pc all’altro ed anche sul web. Potrebbe esserci questo dietro il suicidio di Michela Deriu, barista 21enne di Porto Torres che si è tolta la vita impiccandosi nella notte tra il 4 e il 5 novembre scorsi. La ragazza era ultimamente disperata per le sue immagini finite fuori controllo. Era anche andata via dalla sua città, accolta a casa di un’amica a La Maddalena.

MICHELA, SUICIDA DOPO IL RICATTO PER IL VIDEO HARD

Come spiega Repubblica in un articolo a firma Mauro Lissia, quella del suicidio legato al filmato è un’ipotesi investigativa legata ad un indizio che il procuratore di Tempio Pausania Gianluigi Dettori considera significativo. Si tratta di un biglietto con poche parole scritte a penna dalla ragazza. Un biglietto accartocciato e poi gettato in un cestino dei rifiuti, a casa dell’amica che ospitava la giovane a inizio novembre. Michela aveva scritto: «Sono tornati gli scheletri di qualche anno fa, ma li ho sistemati». Secondo il magistrato quegli scheletri sarebbero i suoi persecutori, qualcuno che pensava di poter utilizzare il video hard per costringerla a sborsare soldi, a pagare un pizzo. Potrebbe trattarsi di persone che la ragazza conosceva o di persone sconosciute che sarebbero semplicemente entrate in possesso delle immagini.

 

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La procura ha acceso i riflettori su tre ragazzi di Porto Torres che conoscevano Michela e la frequentavano, da ieri indagati per istigazione al suicidio, tentata estorsione e diffamazione aggravata. I carabinieri di Olbia e Porto Torres sarebbero riusciti a mettersi sulle loro tracce grazie all’esame dello smartphone della ragazza che si è tolta la vita e grazie a quanto riferito da un informatore, un amico a cui Michela aveva confidato di essere disperata. I tre indagati erano già stati ascoltati in precedenza dagli investigatori come persone informate dei fatti. Nel computer presente in casa di uno di loro è spuntato il file del video hard. Non sarebbe stato la ragazza a trasmetterlo.

(Immagine da archivio Ansa)