A Ostia si spara ancora: è guerra tra la famiglia Fasciani e Spada

di Redazione | 26/11/2017

A tre giorni dalla gambizzazione del nipote di Fasciani in una pizzeria, intorno alle 22 di ieri sono stati esplosi almeno cinque colpi di pistola in via Forni, quartier generale del clan Spada, dove il fratello del boss, Roberto (ora nel carcere di Tolmezzo dopo la testata al cronista di Nemo) gestiva una palestra. Non ci sono feriti ma questo fatto segna l’inizio di una guerra tra i clan Fasciani e Spada. Giuliana Di Pillo, neosindaca del Municipio romano finora non ha commentato la vicenda.

“Un fulmine a ciel sereno, bizzarro e inspiegabile”. Con queste parole Sara Bruno, la titolare della pizzeria teatro dell’agguato di ieri sera, commenta su Facebook quanto avvenuto a Ostia. “Oltre lo stato di shock che non auguro a nessuno e l’apprensione nei riguardi di persone a cui vuoi bene – scrive – subentra ahimè non solo la paura per un gesto a noi ignoto, ma anche la paura nel trovare difficoltà a difendersi dalle chiacchiere che inevitabilmente seguono un episodio del genere a maggior ragione se non sai spiegartelo”.
Fonte FACEBOOK

L’AGGRESSIONE AI FASCIANI E LA RISPOSTA AGLI SPADA: LE STRANE COINCIDENZE

I colpi sono stati esplosi contro la porta dell’abitazione di un membro della famiglia Spada, Silvano. Silvano abita vicino al punto in cui, nel novembre del 2011, furono uccisi due pregiudicati della zona, Giovanni Galleoni e Francesco Antonini, entrati in guerra con il clan Spada. Poco dopo è stata presa a calci e pugni anche la porta di casa di un altro membro della famiglia che abita poco distante, in via Baffigo.
Come ricorda Repubblica Roma tre giorni fa c’è stata la gambizzazione di Alessio Ferreri, nipote di Fasciani, avvenuta nella pizzeria di via delle Canarie intorno alle 22, stessa ora degli spari di questa notte. Ostia è in guerra. Dopo l’arresto di Roberto Spada, per una testata data all’inviato di Nemo, ora si stanno ridisegnando gli equilibri della mala del litorale.

FEDERICA ANGELI RACCONTA OSTIA ALLA LEOPOLDA

Alla Leopolda intanto c’è stata una standing ovation per Federica Angeli, giornalista della ‘Repubblica’ che vive sotto scorta dal 2013 per aver denunciato le infiltrazioni della criminalità organizzata a Ostia. Angeli è salita sul palco della kermesse ideata da Matteo Renzi per raccontare la sua attività di cronista che ha portato alla luce vicende criminali e mafiose. «In queste settimane qualcuno sta cercando di ridisegnare la mappa criminale di Ostia e sto cercando di capire bene quello che sta accadendo, anche con le nuove sparatorie di questi giorni – ha detto  – Serve mantenere la barra dritta, malgrado le minacce, le paure, le intimidazioni, perchè alla fine saranno loro ad abbassare la testa. Io posso continuare a denunciare se però con me ci sarà anche un noi, cioè se voi sarete con me. Tenete alta la testa, perchè meritiamo di vivere nella legalità. Lo merita anche Ostia». Le parole di Federica Angeli sono state salutate da un lungo applauso e con la platea delle migliaia di persone presenti nella ex stazione Leopolda che si è alzata in piedi.

«Sono sotto scorta da quattro anni, la mia vita è stata stravolta, come mamma, come cronista; è come se fossi stata messa agli arresti domiciliari. Ma nonostante questo sono rimasta a Ostia. Nessuno ci crede che quella che denuncio è veramente è mafia. Sono rimasta sola, con le mafie che hanno cominciato però a commettere un grandissimo errore, quello di minacciamo i miei figli – ha raccontato Federica Angeli – Hanno toccato il mio cuore e io sono arrivata al loro cuore, che sono i soldi, le attività illecite, che io denuncio». «Ci hanno provato in tutti i modi a cacciarmi da Ostia, ma io rimango sul campo vediamo se me ne vado io o loro», ha detto Angeli, spiegando che «solo la testata al collega di ‘Nemo’ ha restituito la violenza della mafia. Chi vuole combattere le mafie deve capire esattamente il loro gioco, chi sono, quanti sono e come agiscono». A un certo punto, ha raccontato commossa Angeli, «un partito politico ha cominciato a distruggermi, io sono diventata la giornalista del Pd e mi hanno fatto una guerra dove la mafiosa di Ostia ero io: c’è stata una irresponsabilità enorme in questo, perchè delegittimandomi mi hanno messo a rischio, insieme ai miei figli».

(in copertina foto ANSA/MASSIMO PERCOSSI)