Il Fatto Quotidiano smonta il pezzo del New York Times sulle fake news

di Redazione | 26/11/2017

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Oggi il Fatto Quotidiano smonta il pezzo del New York Times spesso sdoganato in questa Leopolda 8 sulle fake news. Lo debunka, sotto diversi aspetti, sottolineando come un’analisi del genere sulle bufale non è né obiettiva, né utile. Il NYT parla della presunta relazione tra siti e profili di sostegno ai 5stelle che avrebbero diffuso notizie e immagini false sul Pd. Ci sono alcuni punti però che solleva il giornale di Marco Travaglio. Punti di cui tener conto.

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FAKE NEWS: CHI HA AIUTATO IL NYT

Primo. L’articolo americano si basa su un “rapporto ” redatto da Andrea Stroppa, fondatore di Ghost Data e consigliere di
Renzi per la Cybersicurezza. Stroppa ha anche aiutato BuzzFeed in una inchiesta sui siti bufalari. Quella di Buzzfedd è però una inchiesta vera per due motivi. Ci sono sì i consigli di Stroppa ma c’è anche un lavoro d’indagine dei suoi giornalisti. Un bel lavoro che ha portato alla chiusura di diversi profili Twitter fasulli.

Stroppa- ricorda il Fatto – è una persona molto competente. C’era lui come responsabile della sicurezza quando il sito per il Sì al referendum costituzionale è stato hackerato da Anonymous e proprio per Anonymous, quando era minorenne, fu indagato dopo l’attacco ai siti di un «sindacato della polizia penitenziaria, della Guardia costiera, della Banca di Imola e della Luiss». E poi, ricorda la testata, ottenne il “perdono giudiziale”.

FAKE NEWS: COSA RIFERISCE IL PEZZO DEL NYT

Riporta il Fatto:

L’analisi di Stroppa dimostrerebbe la connessione tra i siti che “promuovono movimenti politici rivali anti-establishment
critici nei confronti del signor Renzi e del governo di centro-sinistra” e la pagina web ufficiale
di un movimento che promuove Matteo Salvini, noiconsalvini.org (nome della lista con cui il leader della Lega si presenta al Sud). In comune hanno i codici Google. In pratica, ci sarebbe una connessione tra la propaganda pro Cinque Stelle e quella leghista.

I siti condividono un identificativo (Id) univoco assegnato da Google Analytic e un numero AdSense con il quale Google gestisce gli annunci pubblicitari. Ebbene Il Fatto pubblica la risposta che Google ha fornito al NYT, completa. Sì, perché sembra che la testata americana ne abbia dato una parziale versione.

“Non abbiamo dettagli sugli amministratori del sito e non possiamo speculare sul motivo per cui hanno lo stesso codice dell’annuncio. Qualsiasi editore che utilizza la versione self-service dei nostri prodotti può aggiungere il codice al proprio sito.
Spesso vediamo siti non collegati che utilizzano gli stessi ID, quindi non è un indicatore affidabile che due siti siano connessi”

Il codice di Analitycs è spesso parte dei codici di costruzione dei siti web. Come spiegano Virginia Della Sala e Carlo Di Foggia sul Fatto può succedere che lo stesso sviluppatore riutilizzi gli stessi codici. E per Adsense?

Il Fatto ha verificato che oggi questi siti non condividono più il codice per la pubblicità, ma almeno fino a settembre scorso sì. Lo
stesso codice era condiviso da almeno 30 siti (come patrioti. info , italyfortruymp.info, ecc.), di cui 10 visibili e solo 2 di possibili fan del M5S, info 5s telle.info e video a 5 stelle.info, che però il Nyt non cita mai.

Avere il codice AdSense significa avere il portafoglio della pubblicità. Perché condividerlo? La gestione di decine di siti che producono contenuti a ciclo continuo è complessa, e non sempre alla portata di un partito (la Lega ha i conti pignorati). Tre le possibili spiegazioni: 1) noiconsalvini ha commissionato a una società specializzata la realizzazione del sito consentendogli di raccogliere la pubblicità come parte del compenso, e la gestione dell’analytics è parte del servizio; 2) La società ha inserito la pubblicità di AdSense senza avvertire noiconsalvini; 3) noiconsalvini ha trovato il modo di raccogliere più pubblicità possibile (e quindi ricavi) ampliando la sua platea potenziale con siti che inneggiano ai 5stelle o altri temi non proprio assimilabili a quelli della Lega.

Più che propaganda, spiega il Fatto, si tratta di business. Business in mano italiana.

—Aggiornamento —

Andrea Stroppa via Twitter chiarisce la sua posizione.

Oggi su Il Fatto Quotidiano diretto da Marco Travaglio sono a pagina 1,2,3 compreso nell’editoriale dello stesso direttore.
[…] Del suo amico Marco Carrai, che s’è messo in società con uno smanettone di 23 anni, Andrea Stroppa, che da minorenne faceva l’hacker per Anonymous Italia durante gli attacchi ai siti di Polizia, Carabinieri, governo, Viminale, Guardia costiera e – pensate un po’ – al blog di Grillo; perciò fu imputato e ottenne il perdono giudiziale dal Tribunale dei minori perché la sua pena era sotto i 2 anni di reclusione.
A pagina 2, un articolo a firma di Virginia della Sala e Carlo di Foggia viene scritto riguardo la mia persona “non è un tecnico ma può contare su una notevole rete di relazioni”.
A pagina 3, a firma di Wanda Marra vengo definito “esperto di cyber security”.
Partiamo dalla fine, io non credo di essere un esperto, ma credo di saperne qualcosa in tema di cyber security. Dal 2013 ad oggi ho pubblicato numerosi paper e ricerche riguardo temi come le botnet, la contraffazione online, i malware. Il primo a 18 anni su The New York Times. Ho sempre lavorato con persone più brave di me e sono orgoglioso di aver avuto accanto persone che mi hanno insegnato molto, non soltanto dal punto di vista professionale. Solo pochi mesi fa ho pubblicato una ricerca su Associated Press, la quale, in una forma più privata e destinata ad altri soggetti, ha permesso l’individuazione di sostenitori dell’Islamic State in Europa. Ho avuto il piacere di confrontarmi con analisti dell’intelligence, ex veterani della CIA, consiglieri di importanti rappresentanti di altri paesi e alti dirigenti delle più importanti società tecnologiche statunitensi. Ho fatto anche altro direttore Travaglio, molto potrà trovarlo attraverso Google. Non cerco da voi né dagli esperti che consultate per attaccarmi i vostri applausi, agli “esperti” che continuano da mesi ad insultarmi dico solo: se siete più bravi sono contento per voi. Vi auguro tanta felicità e gioia nella vostra vita. Su una cosa però voglio essere chiaro: non mettete in dubbio la mia onestà, il mio onore, non permettetevi di infangare la mia persona.
Caro direttore Travaglio, sì ho fatto parte di Anonymous. Avevo 17 anni, ho fatto degli errori, ho commesso dei reati e ne ho risposto di fronte la legge. Di fronte un tribunale, quello dei minorenni. Ho ottenuto il perdono giudiziale e ho ricominciato la mia vita facendo volontariato, costruendo la mia carriera con un lavoro lungo e appassionato. Nessuna scorciatoia, mi hanno proposto libri e interviste “sull’hacker di Anonymous”, potevo prendere la strada della notorietà, ho scelto quella del sacrificio.
Non ne ho mai parlato pubblicamente, non per vergogna, ma perchè io penso che dei miei errori sia stato corretto rispondere di fronte la legge, non di fronte a lei, a voi. Come forse saprà, i minori sono tutelati dalla legge sulla privacy e tutto quello che riguarda i loro processi non devono diventare di dominio pubblico. Lo sono diventati, prima con il libro di Bel Pietro “I segreti di Renzi”, poi con un articolo di Fittipaldi su l’Espresso e ancora oggi sul suo giornale. Io non contesto “ i guai giudiziari “ e guardi, non contesto in questa sede, nemmeno il fatto di aver violato nuovamente la mia privacy, ma contesto le falsità. Non ho mai attaccato i siti di Polizia, Carabinieri, governo, Viminale e il blog di Grillo come lei scrive. E nemmeno il sito di D’Alema come ha scritto Fittipaldi. Sono andato di fronte il tribunale a rispondere alla legge italiana, per altri fatti. E questo come può intuire si chiama diffamazione. Nel suo articolo afferma inoltre “Del resto “Renzi sospetta l’intervento di una ‘mano’ russa”. E chi gliel’ha detto? “Una società di sorveglianza informatica”. E di chi è? Del suo amico Marco Carrai, che s’è messo in società con uno smanettone di 23 anni, Andrea Stroppa”. Non c’è nessuna società con Marco Carrai e io personalmente non ho mai parlato di “mano russa”. Anzi le dirò di più: durante le elezioni americane ho pubblicato un report in esclusiva con Forbes dove documentavo che un importante numero di russi seguivano il candidato Trump e lo sostenevano attivamente, ma che non era possibile documentare nessun legame ufficiale con il governo russo. Altroché i suoi giochini linguistici.
Inoltre vengo definito da una sua giornalista parte dei “Carrai boys”, “pupillo di Carrai”, e lo comprendo. Quando non si è liberi, si cerca di mettere le catene anche agli altri. Ma, mi dispiace per lei, per Carrai e per tutti quelli che vengono citati. Io non appartengo a nessuno, appartengo a me stesso. Non ho bisogno della sua stima, penso che il mondo sia molto più grande de Il Fatto Quotidiano e non credo sia un caso se le mie ultime ricerche sono state pubblicate con il Washington Post, Associated Press, Wall Street Journal e non con il suo giornale. E le assicuro che non è un caso nemmeno il fatto che quando voglio capire di economia, tecnologia, cultura, geo politica non leggo il suo quotidiano. Grazie a dei think tank ho avuto l’onore e il piacere di creare rapporti con intellettuali, esperti, scienziati: è con loro che voglio confrontarmi, è da loro che voglio imparare. Caro direttore Travaglio la coscienza è quella cosa che quando siamo soli ci guarda e non possiamo nasconderci. Mi auguro che lei possa affrontarla a testa alta. Buona domenica