Filomena Di Gennaro
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«Volevo fare il carabiniere, ora sono sulla sedia a rotelle»

Dodici anni fa a Filomena Di Gennaro è cambiata la vita. Lei, che già si immaginava maresciallo dei Carabinieri si è ritrovata sulla sedia a rotelle. A ridurla così il suo ex fidanzato Marcello Monaco, che oggi, dopo esser stato ritenuto colpevole di tentato omicidio premeditato in tre gradi di giudizio, è un uomo libero.

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Filomena oggi è psicologa, mamma di due gemellini e sposata con l’uomo che l’ha salvata. Sì perché in questo dramma Filomena è stata salvata da Peter Forconi Pace, suo comandante al tempo che la tenne d’occhio quando lei gli disse che avrebbe incontrato il suo ex. In fondo, pensava Filomena, era sempre stato un bravo ragazzo. Voleva ancora parlare della fine della loro storia sì, ma perché preoccuparsi?
L’ex quel maledetto giorno, quando la raggiunse, la colpì due volte: un proiettile si fermò a tre millimetri dalla aorta, l’altro lesionò il midollo spinale dopo averle danneggiato un polmone. Oggi Filomena ha raccontato agli studenti della Sapienza, ad un incontro organizzato dalla Polizia di Stato, la sua storia. Si è commossa quando ha detto che anche lei ha avuto il suo ergastolo: perché ha dovuto rinunciare al suo sogno.

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Il giorno che cambiò la sua vita era il 13 gennaio 2006. Filomena stava uscendo dalla Scuola dell’Arma quando ricevette la telefonata del suo ex. Di nuovo quella richiesta, ennesima, sul perché non potevano stare più insieme. La ragazza esitò, ma lui aveva fatto 360 chilometri in macchina per vederla. Alla fine Filomena accettò l’invito. Peter, il comandante chiese a Filomena però dove fosse l’appuntamento. Non si fidava, avrebbe tenuto sotto d’occhio la situazione. Filomena raggiunse Monaco. La discussione degenerò, lui voleva sposarla ma lei aveva più volte ribadito che era finita. La ragazza uscì, aprì il portone di casa, ma non fece in tempo a richiuderlo. Monaco le stava addosso, aveva una pistola. «O  mia o di nessun altro», disse lui.

“In un istante, il mostro pronucia la frase ‘o mia o di nessun’altro’ e, come solo nei film si può pensare di vedere, estrae dal nulla una pistola e mi spara un colpo…
Sono a terra… non capisco ancora niente di quello che sta succedendo, perdo sangue e… un altro colpo… lo guardo negli occhi, mi fissa, grido di smetterla ed imploro pietà… con la mano nuda, inerme, mi riparo dalla pistola, distante da me poco più di un metro… un altro colpo ed un altro ancora… in rapida successione… tutto in pochissimi secondi… tutto come in un’esecuzione spietata e disumana…
In una dimensione surreale, dove la vita scivola via su una pozza di sangue, sento un grido… ‘fermo!’… Marcello si volta ed altri colpi di pistola… Marcello cade a terra, silente… Il tenente (futuro capitano e marito), che comunque aveva deciso di raggiungere le coordinate che gli avevo lasciato, era lì, lo riconosco… mi stringe la mano e mi tiene la testa, mi ripete di rimanere sveglia, di tenere duro, mi assicura che ce la farò…
Ma io non so cosa provo… mi vedo nel lago del mio sangue, non riesco quasi più a respirare… gli sussurro a fatica ‘sto morendo’… non sento più il mio corpo, non sento più niente… non sento più me stessa, non sento più Filomena…, anzi Milena… perché tutti mi chiamano così… ma non importa come mi chiameranno ancora… sto morendo…”

Da Polizia democrazia

Parte il primo colpo che ferisce la ragazza. Filomena cade di lato chiede a lui di fermarsi. L’ex si ferma, la guarda e ricomincia a sparare. Peter sente i colpi, corre verso l’abitazione. Filomena sente un terzo colpo. Pensa che oramai è morta. Quel colpo non è per lei. L’ex ragazzo vedendo arrivare il comandante in soccorso cerca di prendere la mira per colpire anche lui.  Solo più tardi saprà che il suo comandante aveva atterrato l’aggressore prima che potesse ammazzarla del tutto.  Oggi l’ex è di nuovo a piede libero, come spiegò Bechis su Libero: è uscito dal carcere dopo 4 anni, nel 2010.

(in copertina Filomena Di Gennaro, ridotta in fin di vita e poi costretta a vivere su una sedia a rotelle dal suo ex fidanzato nel 2006, racconta la sua storia durante il convegno: “Questo non è amore, in occasione della giornata  contro la violenza sulle donne, Università La Sapienza, Roma, 24 novembre 2017. ANSA/ALESSANDRO DI MEO)