L’obbligatorietà sui vaccini? Potrebbe scatenare conseguenze negative, parola di OMS

di Giulia Innocenzi | 22/11/2017

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La Corte costituzionale ha respinto il ricorso della regione Veneto contro l’obbligatorietà dei vaccini, sancendo che la legge voluta dalla ministra Lorenzin «si giustifica alla luce del contesto attuale caratterizzato da un progressivo calo delle coperture vaccinali».

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OBBLIGATORIETÀ VACCINI, LE PAROLE DELL’OMS

Ma siamo sicuri che l’obbligatorietà sia lo strumento più efficace per aumentare le coperture vaccinali? Non lo è, per esempio, per l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nel 2014 l’agenzia dell’ONU ha riunito un gruppo di esperti per studiare il fenomeno della «diffidenza vaccinale», presente un po’ in tutto il mondo. Ci può essere diffidenza vaccinale, spiega il rapporto dell’OMS, quando non si ha fiducia nella «efficacia e sicurezza dei vaccini», nei «servizi sanitari e nel personale medico» e nelle «motivazioni dei politici che decidono sui vaccini da fare».

Che fare, quindi, per aumentare la copertura vaccinale? Gli esperti consigliano di puntare su una risposta multi fattoriale, che va dalla comunicazione, al miglioramento dell’accesso dei vaccini, fino all’obbligatorietà. Che, badate bene, è solo una delle opzioni, insieme alle sanzioni ai non vaccinati, e non l’unica opzione possibile. Anche perché è sempre l’OMS a mettere in guardia: strategie che includano l’obbligatorietà «possono essere viste come coercitive e invadenti e possono limitare la fiducia», e quindi «scatenare conseguenze negative non volute» che potrebbero «superare i benefici potenziali come l’incremento della copertura vaccinale».

Sono parole dell’OMS, non mie. Che portano oggi 15 Paesi europei a non avere neanche un vaccino obbligatorio, mantenendo però ottimi numeri di copertura vaccinale. Invece nell’assurdo muro contro muro che ha accompagnato l’adozione della legge che ha imposto il passaggio da 4 a 10 vaccini obbligatori, non ho quasi mai sentito neanche mai un dubbio sull’efficacia dell’obbligatorietà, perché farlo equivaleva a essere tacciati di essere contro i vaccini.

Invece no: un conto sono i vaccini, «il più efficace intervento nel campo medico dopo la potabilizzazione dell’acqua», come recita il Piano nazionale sui vaccini vigente, e un conto è la politica sanitaria legata ai vaccini. Che si può legittimamente criticare proprio in difesa dei vaccini stessi.

OBBLIGATORIETÀ VACCINI, ECCO PERCHÉ VALE LA PENA INDAGARE IN MODO PIÙ APPROFONDITO

Ed è stata l’assenza del dibattito attorno a una scelta di politica sanitaria così rivoluzionaria a spingermi a indagare. Ho chiuso in questi giorni un libro, che si chiama Vacci_nazione, e il documentario Il bambino è mio!, che saranno fra pochissimo a disposizione di chiunque voglia andare più a fondo sulla questione. Affronto diversi aspetti poco chiari che ruotano intorno alla questione dei vaccini: la farmacovigilanza in Italia funziona? Perché Beatrice Lorenzin nega l’esistenza dei danneggiati da vaccino nel nostro Paese, quando il suo ministero eroga oltre 600 indennizzi a persone a cui è stato riconosciuto il danno? È vero che le case farmaceutiche coi vaccini non guadagnano? E le persone che hanno scritto il Piano nazionale dei vaccini, a cui fa riferimento anche la stessa Corte costituzionale, erano libere da conflitti d’interesse con le case farmaceutiche?

So che per questo lavoro sarò oggetto di critiche. Ma ho deciso di portarlo avanti comunque, proprio perché alle domande legittime va sempre cercata una risposta.

ANSA/ ROBERTO DAMIANI