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Denisse, morta a 14 anni per un’emorragia ignorata. «È solo stress», dicevano i medici

Morire a 14 anni per un’aneurisma ignorato. Mentre i medici in ospedale rassicurano e ripetono: «È solo stress». È quanto accaduto ad un’adolescente romana, Denisse, ricoverata alcune settimane fa al Pertini dopo un malore avvertito tra i banchi di scuola. La scoperta dell’emorragia è arrivata troppo tardi, dopo una tac chiesta con insistenza dalla mamma della giovanissima paziente. Ora sul caso indaga la Procura di Roma per omicidio colposo.

DENISSE, RAGAZZA MORTA A 14 ANNI PER UN ANEURISMA IGNORATO

«Signora, si tranquillizzi, sua figlia è solo stressata, deve riposare», avrebbero detto i medici alla madre di Denisse. È stata la donna ad accompagnarla al pronto soccorso del Pertini per i forti dolori alla testa. Il malore era cominciato a scuola, al liceo Orazio. I dottori si sono limitati a somministrare alla adolescente una soluzione fisiologica e antidolorifici. Dell’emorragia cerebrale i medici si sono accorti solo dopo una tac chiesta con insistenza dalla mamma della ragazza. A quel punto è stato inutile il trasferimento d’urgenza all’ospedale pediatrico Bambino Gesù. Denisse è stata sottoposta a un’operazione delicatissima. È stata due giorni in coma. Si è spenta il 6 novembre.

Quando si è sentita male, la mattina del 4 novembre, Denisse si è accasciata addosso a un’amica, riuscendo solo a fare qualche passo. Gli insegnanti hanno subito chiamato l’ambulanza e la madre della ragazza. L’arrivo al Pertini è avvenuto pochi minuti dopo le 9. «È tutto sotto controllo, è solo stress, forse legato al ciclo mestruale che ha avuto qualche giorno fa», è stata la rassicurazione. Un medico ha prescritto in quella fase solo esami di laboratorio ed elettrocardiogramma. Nel rapporto della Asl si parla dell’assenza di deficit neurologici e di terapia antidolorifica. Nulla di più.

DENISSE, LA MADRE: «LA TOCCAVANO COME S’IMPASTA LA PIZZA»

«Le toccavano la pancia, come se stessero impastando la pizza», ha raccontato la mamma in un’intervista al Messaggero parlando delle cure al pronto soccorso. «Mi chiedevano se aveva il ciclo, che cosa aveva mangiato. ma io che ho lavorato in Croce Rossa mi rendevo conto che invece stava molto male. La mia bambina aveva gli occhi di chi era già in coma. Le pupille che si muovevano da destra a sinistra senza mai guardare dritto. Era rigida, non ha più parlato. Vomitava saliva che era muco giallo denso, non cibo. Imploravo che si muovessero, che le facessero una Tac. Lei non si svegliava». E ancora: «Ho un tarlo che mi tormenta: prima tutta quella ‘sua figlia è esaurita’, la deve fare riposare’; a mio figlio che era fuori dicevano “porta mamma a prendere un caffè’. Invece al Bambino Gesù si sono subito fatti carico di una situazione da baratro». «Non voglio additare nessuno. ma voglio che chi non ha saputo riconoscere quei parametri non lavori più in un pronto soccorso, che cambi mestiere. Che credevano? Che a 14 anni non si può morire?».

(Foto generica da archivio Ansa)