firme false M5S a Palermo
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Nuovo rinvio per il processo per le firme false del M5S a Palermo, incombe la prescrizione

Una nuova falsa partenza nel processo per le firme false del M5S a Palermo. Dopo che lo scorso 3 ottobre il dibattimento è stato aperto e subito rinviato per un vizio di notifica, oggi in aula non si è presentato il dirigente della Digos di Palermo, Giovanni Pampillonia, che avrebbe dovuto deporre. Un’assenza dovuta a impegni professionali, ma dato che il poliziotto non aveva avvertito la Corte, la giudice monocratica Luisanna Cattina ha deciso di infliggergli un’ammenda da cento euro.

Il risultato, comunque, è che il processo per le firme false del M5S a Palermo è stato rimandato una seconda volta, quando sull’accusa incombe la prescrizione, che maturerà nel 2018. I fatti contestati ai 14 imputati risalgono infatti al 2012: gli attivisti e i deputati grillini sono accusati di aver falsificato le firme per presentare la lista pentastellata alle elezioni amministrative poi vinte da Leoluca Orlando. Era la notte del 3 aprile, quando – secondo quanto ricostruito dall’indagine, partita da un esposto anonimo – un gruppo di attivisti si è accorto che per un errore di compilazione le firme raccolte erano inutilizzabili. Per evitare che l’incidente compromettesse la presentazione della lista, avrebbero quindi deciso di ricopiarle, correggendo il vizio di forma.

RIMANDATO A GENNAIO IL PROCESSO PER LE FIRME FALSE DEL M5S A PALERMO

Tra i 14 imputati nel processo per le firme false del M5S a Palermo ci sono i parlamentari sospesi dal Movimento Riccardo Nuti (allora candidato sindaco e successivamente capogruppo grillino alla Camera), Claudia Mannino e Giulia Di Vita e gli ex deputati dell’Assemblea regionale siciliana, Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio, che si erano autosospesi subito dopo l’iscrizione nel registro degli indagati. Questi ultimi hanno collaborato con i magistrati che coordinano l’inchiesta. Insieme a loro sono imputati anche Giuseppe Ippolito, Stefano Paradiso, Toni Ferrara e Alice Pantaleone, l’avvocato Francesco Menallo, ex militante M5S, e il cancelliere del Tribunale Giovanni Scarpello, che attestò  l’autenticità delle firme. I reati contestati riguardano la violazione del testo unico regionale in materia elettorale.

A 11 imputati i pm contestano la falsificazione materiale delle firme. A Nuti, per il quale non c’è la prova della commissione del falso  materiale, si imputa, invece, l’avere fatto uso delle sottoscrizioni  ricopiate: era lui, infatti, il candidato primo cittadino dei  pentastellati nel 2012. Il falso materiale riguarda Busalacchi, Di  Vita, Mannino, e gli attivisti Alice Pantaleone, Stefano Paradiso,  Riccardo Ricciardi, Pietro Salvino, Tony Ferrara, Giuseppe Ippolito e  i deputati regionali Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca.

Per il cancelliere del tribunale Giovanni Scarpello l’accusa è di avere  dichiarato il falso affermando che erano state apposte in sua presenza firme che invece gli sarebbero state consegnate dai 5 Stelle. Reato di cui risponde in concorso con Francesco Menallo, avvocato ed ex  attivista grillino che consegnò materialmente le firme al pubblico  ufficiale per l’autenticazione.

La prossima udienza si terrà il 16 gennaio 2018 alle ore 12. Prevista  la deposizione del teste Giovanni Pampillonia. L’altra udienza si  terrà il 2 febbraio.

Fonte: AdnKronos

Nella foto copertina Riccardo Nuti accompagnato in procura a Palermo il 28 novembre 2016 (ANSA/MIKE PALAZZOTTO)