Toto Riina rip
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Totò Riina è morto e sui social si commenta con RIP (e con la bandiera italiana)

Di fronte alla morte siamo tutti uguali. Ma ci si chiede se sia giusto omaggiare pubblicamente con una formula di commiato benaugurante (Rest In Peace) il capo dei capi di Cosa nostra Totò Riina, morto nella notte nella sezione detenuti dell’ospedale di Parma, condannato a 26 ergastoli, autore di omicidi efferati, mandante (e talvolta esecutore materiale) di stragi.

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TOTÒ RIINA R.I.P., QUANTI COMMENTI SUI SOCIAL NETWORK

Eppure, sui social network, ci sono diverse persone che hanno pensato di omaggiare Totò Riina con la classica formula RIP, aggiungendo – in alcuni casi – ai commenti anche una bandiera tricolore. Il presunto artefice della trattativa Stato-Mafia diventa una sorta di eroe nazionale nel giorno della sua morte.

Non solo mani giunte in preghiera, ma anche le bandiere italiane. Una tendenza che, a quanto pare, tra Facebook e Twitter si sta diffondendo proprio negli ultimi minuti. E poi ancora cuoricini, smile e chi più ne ha più ne metta, per offrire una sorta di «inchino» virtuale al boss di Cosa Nostra. C’è chi scrive «grande uomo» e chi dà l’addio al «capo della Sicilia, il grandissimo Totò Riina».

TOTÒ RIINA R.I.P., SPUNTA ANCHE LA PAGINA FACEBOOK

Inoltre, nelle ultime ore, sembra essere comparsa su Facebook anche una pagina ad hoc, dall’inquietante titolo Totò Riina RIP, attiva da circa 14 ore (da quando, cioè, si è diffusa la notizia dell’aggravarsi delle condizioni del boss mafioso), che condivide articoli e approfondimenti sulla figura del capo dei capi di Cosa Nostra.

Totò Riina

Insomma, qui la questione è molto più profonda di un semplice omaggio a un defunto, qui non c’entra la pietà umana, né tantomeno il discorso di rispettare la memoria di un individuo. Si tratta di non avere la percezione della realtà e di proporre un tentativo di «riabilitazione post mortem» di una persona che, non a caso, veniva soprannominata «la Bestia» per la sua ferocia, che è stato in grado di mantenere sotto scacco lo Stato intero, di aver fatto – come lui stesso si vantava dal carcere di Opera – «la storia d’Italia». Una storia di cui, onestamente, avremmo fatto a meno.