Emanuela Petrillo
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Licenziata Emanuela Petrillo, l’infermiera accusata di aver fatto false vaccinazioni a Treviso

L’Usl 2 di Treviso ha licenziato Emanuela Petrillo, l’infermiera accusata di aver fatto false vaccinazioni a bambini e adulti. A renderlo noto è Paolo Saladin, il legale della donna, che è indagata dalla procura di Udine per peculato, omissione d’atti d’ufficio e falso. Prima di lavorare in Veneto, l’assistente sanitaria, oggi trentunenne, è stata impiegata nell’azienda sanitaria Alto Friuli dal 2009 al 2015. Lì avrebbe simulato migliaia di vaccinazioni, anche se lei fin dall’inizio ha respinto ogni accusa.

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Il caso è scoppiato nell’aprile scorso, quando i colleghi di Emanuela Petrillo hanno iniziato ad avere dei sospetti, perché nessun bambino che piangeva quando era lei a fare le iniezioni. «Ho sempre pensato che fosse un merito. Invece mi si accusa per questo, ma il pianto non può essere un elemento di valutazione. I genitori o i nonni erano presenti. Sotto l’anno d’età il vaccino si fa sulla coscia, con il bimbo in braccio alla mamma o al papà, ed è impossibile non si accorgessero di nulla. Senza contare che ho vaccinato anche adulti», si era difesa allora l’infermiera.

LICENZIATA EMANUELA PETRILLO, L’INFERMIERA DEI FINTI VACCINI

Il direttore generale della Usl 2, Francesco Benazzi, ha però ricevuto «i dati dall’azienda sanitaria Alto Friuli dove, sostanzialmente, nelle volte in cui l’assistente ha operato da sola le persone vaccinate rispondevano solo per il 20,8 per cento, mentre quando hanno operato le altre assistenti sanitarie la risposta era del 92,5 per cento». Per questo – ha spiegato il direttore – si tratta di un licenziamento «per giusta causa, in quando non ha adempiuto agli obbligo contrattuali”. Il rapporto di lavoro è cessato a partire dal 9 novembre scorso. Solo il processo chiarirà se Emanuela Petrillo – come ha detto lei – «è stata gettata ingiustamente dentro un incubo» o se ha intenzionalmente effettuato finte vaccinazioni a migliaia di bambini e adulti.

 

Foto copertina: ANSA/Giulio Cossu