Fascismi diversi, stessi risultati: le aggressioni in Grecia e a Ostia hanno un inquietante punto in comune

di Gianmichele Laino | 08/11/2017

aggressioni Kouniaki Nemo

C’è un minimo comune denominatore tra l’aggressione all’avvocatessa greca Eugenia Kouniaki e quella al giornalista di Nemo Daniele Piervincenzi e al video-maker Edoardo Anselmi. Si tratta della violenza dei fascismi. Di quelli che – nonostante il tentativo di nasconderli sotto il tappeto – stanno emergendo in forme sempre diverse in ogni angolo d’Europa. In Grecia, Alba Dorata. In Italia, CasaPound e le persone che vi gravitano intorno.

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AGGRESSIONI KOUNIAKI NEMO: COSA HANNO IN COMUNE

Il tentativo di «ripulire» questi movimenti dalle scorie del passato va a sbattere puntualmente contro gli episodi di violenza gratuita, fisica e verbale, messi in atto da esponenti o da personaggi che sono legate in qualche modo ai partiti di estrema destra. La testata di Roberto Spada al giornalista di Nemo – lo ricordiamo – ha la sua genesi proprio nel fatto che la troupe stava chiedendo chiarimenti sull’endorsement della famiglia al candidato di Casapound a Ostia, Luca Marsella. L’aggressione dell’avvocatessa Kouniaki davanti al tribunale di Atene, invece, è partita da una protesta dei militanti di Alba Dorata causata da un processo contro alcuni esponenti del movimento. La «colpa» del giornalista di Nemo è stata quella di indagare su un aspetto tuttora poco chiaro nella dinamica delle amministrative di Ostia. Quella della Kouniaki è stata quella di aver difeso delle vittime di gesti violenti.

AGGRESSIONI KOUNIAKI NEMO: POTREBBE ESSERE TROPPO TARDI PER ARGINARE I NUOVI FASCISMI

Una violenza che ritorna inesorabile, nonostante l’apparenza istituzionale che si sta cercando di dare ai partiti di estrema destra. Insomma, ad Alba Dorata non bastano 16 deputati in Parlamento per rinunciare definitivamente ad atti di squadrismo, così come a Casapound non serve entrare in consigli comunali importanti e tentare la scalata al seggio alle prossime elezioni politiche 2018.

A poco serve la presa di distanza dal gesto di Roberto Spada da parte del leader nazionale Simone Di Stefano: quando la violenza viene commessa nel nome dell’ideale che si contribuisce a diffondere, bisogna soltanto ammettere la propria responsabilità e cercare di mettere un argine al fenomeno. Anche se – visto quello che sta succedendo in tutta Europa – potrebbe davvero essere troppo tardi.