Iperparatiroidismo secondario: c’è un nuovo farmaco, una nuova terapia

di Redazione | 03/11/2017

iperparatiroidismo secondario

L’iperparatiroidismo secondario è una complicanza frequente della malattia renale cronica. È una condizione che si verifica con il progressivo declino delle funzionalità degli organi filtro, che porta a un’alterazione del metbolismo di calcio, fosforo e vitamina D. Lo sviluppo di ipocalcemia e iperfosfatemia causa una produzione eccessiva di Pth (paratormone) che a sua volta apre la strada a pericolose calcificazioni metastatiche. Per fermare queste complicanze (la reazione a catena manda in tilt quattro piccole ghiandole nascoste dietro la tiroide) è ora disponibile in Italia una nuova terapia, un nuovo farmaco. Si tratta dell’etalcalcetide, un agente calciomimetico di seconda generazione, il primo somministrato per via endovenosa.

 

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NUOVA TERAPIA, NUOVO FARMACO, PER L’IPERPARATIROIDISMO SECONDARIO

Come spiegato da Adnkronos Salute, con la molecola gli esperti intendono superare il problema della scarsa aderenza alla terapia, che è stato osservato per questi pazienti già sovraccarichi di cure. Il numero di pillole che sono costretti ad assumere può raggiungere le due decine. La nuova terapia viene invece somministrata direttamente al termine della seduta di emodialisi. Nei giorni scorsi se n’è parlato durante un incontro promosso a Milano da Amgen, società internazionale di biotecnologia. Mario Cozzolino, direttore dell’Unità operativa complessa di nefrologia e dialisi all’ospedale San Paolo (Asst Santi Paolo e Carlo) e professore di nefrologia del Dipartimento di scienze della salute dell’università Statale di Milano, ha spiegato che «la lunga emivita del farmaco consente una frequenza di assunzione che può essere ridotta a tre volte a settimana». E ancora: «La somministrazione per via endovenosa in coincidenza con le sedute dialitiche assume un particolare valore clinico perché viene gestita direttamente dal personale medico-infermieristico». L’iperparatiroidismo secondario colpisce almeno la metà dei circa 50mila dializzati italiani.

(Foto generica da archivio Ansa. Credit: ANSA / VIRGINIA FARNETI)

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