Su Libero Filippo Facci attacca i No Tav per gli incendi in Val di Susa, ma sbaglia di grosso

di Redazione | 02/11/2017

Facci No Tav

Su Libero, Filippo Facci ha pubblicato l’articolo dal titolo La Val Susa brucia nell’indifferenza di no-Tav e grillini. Articolo condiviso poi su Facebook e Twitter, corredato dalla domanda retorica E i No Tav dove cazzo sono?. Ecco cosa vi si legge:

Bruciava e brucia la Val Susa, e servivano braccia, servivano gambe, serviva una mano per aiutare gli evacuati, trasportare i 200 ospiti di una casa di risposo, assicurare acqua e viveri, portare dei messaggi dove i ripetitori tv e telefonici sono stati danneggiati, servivano un sacco di cose: e dove accidenti erano i No Tav? Dov’erano, dove sono le orde di sfrenati ambientalisti disposti a ogni cosa pur di salvaguardare la loro valle, la loro terra, a costo di farlo con tutti i mezzi possibili e quindi persino con mazze, fionde, catapulte, razzi, pietre, bombe carta, biglie, bulloni, petardi, fuochi d’artificio e bottiglie con ammoniaca? L’emergenza dura dal 5 ottobre e continuerà fin quando il meteo non cambierà sostanzialmente: e intanto sono accorsi tutti, locali e nazionali, dai vigili del fuoco ai volontari, all’Esercito e alle Forze dell’ordine, gente che si è fatta un mazzo così venendo da tutta Italia: anche per questo non si è fatto male nessuno – animali a parte – e nessuna abitazione è ancora bruciata, i danni alle strutture e alle infrastrutture sono stati minimi. Ma intanto, dove – scusate – cazzo erano i No Tav, quelli che di incendi peraltro se in intendono visto che diedero fuoco a quattro betoniere, due camion e una gru, questo vicino a un deposito di metano?

FILIPPO FACCI CONTRO I NO TAV: «DOVE SONO MENTRE LA VAL DI SUSA BRUCIA?»

Al di là dell’opinione di Facci sui No Tav – definita «gentaglia» nel suo articolo – il pretesto degli incendi in Val di Susa per attaccarli appare piuttosto debole. Innanzitutto – come in molti fanno notare nei commenti sotto al tweet e al post del giornalista – i No Tav sono un gruppo eterogeneo, accomunato da un’avversione per un’opera ritenuta «inutile e dannosa». Ci sono tra loro persone non piemontesi, che magari non hanno competenze da spendere per sedare le fiamme. E c’è gente che invece risiede proprio in Val di Susa e forse – sottolinea un commento su Facebook – «era più preoccupata e indaffarata a mettere al sicuro quanto più possibile i propri averi e i propri cari».

LE REPLICHE A FILIPPO FACCI: «I NO TAV A SPEGNERE GLI INCENDI O A SALVARE LA PROPRIA CASA, INSIEME A TUTTI GLI ALTRI CITTADINI DELLA VALLE»

Fatta questa premessa, in rete si trovano testimonianze del contributo dato dai No Tav nell’affrontare l’emergenza incendi. Un cittadino pubblica la lettera inviata a Libero dopo la pubblicazione dell’articolo di Facci sulla Val di Susa:

Sono un cittadino della Valle di Susa che, come tutti gli altri miei conterranei, non dorme da molti giorni. La mia terra è stata devastata da terribili incendi e non le nascondo che ho pianto e continuo a piangere nell’assistere a tanta devastazione. Quindi mi comprenderà quando Le dico che le parole scritte sul suo quotidiano da tal Filippo Facci mi hanno ferito profondamente, come hanno ferito tutti i Valsusini sia NO TAV che SI TAV. (…)
Dica per cortesia a Facci che i NO TAV non sono un partito o una squadra di calcio, sono dei cittadini che vivono la loro quotidianità opponendosi a un’opera che ritengono antieconomica, dannosa e inutile. E allora i NO TAV in questi lunghi dieci giorni, insieme a tutti i cittadini della Valle, erano a cercare di fermare le fiamme. Chi sotto il casco della protezione civile, chi sotto quello dei vigili del fuoco, chi sotto i berretti di cittadini comuni che hanno lavorato rischiando la vita e respirando PM 10 oltre dieci volte le soglie di sicurezza.

IL VIDEO DE LA STAMPA CON I NO TAV VOLONTARI PER SEDARE GLI INCENDI

C’è poi chi ribatte all’articolo di Filippo Facci, riproponendo un video pubblicato da La Stampa, che ha raccolto le testimonianze di chi ha visto da vicino la devastazione delle fiamme. «Per fortuna i vigili del fuoco sono stati molto professionali, poi c’è stato un gruppo di giovani No Tav bravissimi, che sono venuti domenica mattina e sono rimasti fino alla domenica sera, che hanno sgombrato i cespugli», racconta un signore. Poco dopo a parlare è proprio un’attivista No Tav che ha preso parte ai soccorsi e ammette: «Eravamo in tantissimi, anche non No Tav, perché non è un discorso No Tav, ma una coscienza necessaria, che si è allargata a macchia d’olio. Così abbiamo iniziato a tagliare, sotto indicazione di un vigile del fuoco».