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Erica, morta dopo un parto in casa e quel boom delle nascite a domicilio

Erica Collu, di 35 anni, è morta nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Brotzu di Cagliari, dove era arrivata in ambulanza in gravissime condizioni. La donna – come racconta il quotidiano L’Unione Sarda – aveva partorito in casa il suo terzo figlio dieci giorni prima. L’autopsia, eseguita ieri, sembra indicare la morte per setticemia.

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Erica mangiava a fatica e quasi non riusciva a bere. Con l’aggravarsi delle sue condizioni il marito ha chiamato il 118 ma purtroppo, nonostante il ricovero d’emergenza, non c’è stato nulla da fare. Il responsabile del Pronto Soccorso del Brotzu, Alberto Arru, ha spiegato al quotidiano come nei primi momenti si sia pensato a un’embolia, fenomeno che può capitare dopo il parto. Successivamente, ha aggiunto, si è invece ipotizzata una sepsi. Sulla morte di Erica è stata aperta una inchiesta da parte della procura di Cagliari. Il quotidiano sardo ha sottolineato l’adesione della giovane al progetto della Tenda Rossa, una sorta di associazionismo al femminile. E si sta scatenando una certa polemica. Gian Benedetto Melis, primario del reparto di Ginecologia del Policlinico di Monserrato, intervistato da Youtgnet ha spiegato: «Partorire in casa, in un ambiente non protetto come la sala parto, è un’autentica follia. Non si può fare filosofia su un tema delicato come questo». In difesa del progetto è invece intervenuta Arianna De Micheli, del gruppo Tenda Rossa delle donne di Milano. «Non sono un’ostetrica e non ho le conoscenze mediche per farlo, ma blessing way e Lotus birth sono pratiche da non confondere con il parto in casa. Noi promuoviamo una maggiore conoscenza di sé della donna, anche attraverso la riscoperta della fisiologia ciclica».

COSA È LA TENDA ROSSA

La Tenda Rossa si definisce come “spazio sacro” dove alcune donne si riuniscono mensilmente per «celebrare la loro ciclicità e il loro potere». Come funziona? Spiega il sito Tenda rossa delle donne:

Ci si accomoda per terra, disposte in un cerchio che accoglie tutte e non prevede distinzioni o gerarchie. Si esprime il proprio punto di vista senza censure e si rispetta quello delle altre. Ci si scambia sapere, ascolto, attenzione. Quando spontanea e condivisa, qualsiasi istanza è benvenuta: ridere, cantare, piangere, danzare, meditare, mangiare, raccontare storie, allattare, scambiarsi piccoli doni.
Ci si prende un tempo per osservare se stesse e il mondo che ci circonda, per prestare ascolto al corpo, a pensieri, intuizioni ed emozioni e dare così voce ai propri valori e bisogni più profondi. Insieme si alimentano la consapevolezza, l’autostima, la gioia e la fiducia.
Chi lo desidera si veste di rosso o indossa un accessorio di quel colore. È benvenuta la condivisione di cibo o bevande.
Più importante, ogni donna arricchisce gli incontri con la propria presenza.

C’è perfino un best seller che rievoca la cosiddetta “sorellanza”. Si tratta di un romanzo di Anita Diamant, “La tenda rossa”, che  rilegge la Genesi attraverso Dina, unica figlia di Giacobbe. Spesso chi aderisce alla Tenda Rossa sostiene anche pratiche come il Lothus Birth e il blessing way (detta grossolanamente una sorta di baby shower decisamente meditativa). E la rete è internazionale. L’8 Novembre, per esempio, è il Red Tent Day. Ma cosa prevede il parto nell’ottica della Tenda Rossa? De Micheli ha spiegato come la partecipazione alla Tenda Rossa non implichi un legame con il parto in casa. Secondo il progetto però la tenda rossa, usata dalle popolazioni nomadi, era quello spazio dove nessun uomo poteva entrare e in cui si svolgevano le attività femminili più importanti. Nella Tenda le donne partorivano assistite da altre donne o si parlava di momenti particolari come il menarca, la maternità, la menopausa. Certo, non è detto che chi aderisce al movimento scelga automaticamente di partorire in casa. Chi però, aldilà di tende o meno, si rivolge a un parto casalingo è in aumento. E spesso si ignorano le modalità in cui questo parto può esser concesso.

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I PARTI IN CASA AUMENTANO

Secondo gli ultimi dati dell’Associazione nazionale culturale parto in casa, che riunisce tutte le ostetriche domiciliari, nel 2016 i parti sotto il proprio tetto sono stati 470mila, circa il due per cento del totale. La tendenza è in aumento e si pratica sempre più nel Centro Nord, spesso tra donne giovani (24-40 anni). Non è economico partorire in casa. Il costo si aggira intorno ai 2.500 euro circa e solo alcune regioni riconoscono un incentivo. Ci sono però delle regole ferree a cui ci si deve sottoporre per un parto in casa. Alcune?

L’ospedale prescelto deve essere raggiungibile in un tempo massimo di 30-40 minuti con il mezzo più adeguato.
È importante essere in rete con l’ospedale di riferimento e il servizio del 112 e, qualora sia previsto, avvisare dell’inizio
del travaglio secondo le modalità concordate per organizzare l’eventuale trasferimento.
E’ opportuno sapere da dove partirà l’eventuale ambulanza per raggiungere l’abitazione.

Il parto di Erica è stato eseguito nel migliore dei modi? C’è stato uno sbaglio o si tratta di una fatalità? Per questo il pm Enrico Lussu ha aperto un fascicolo senza ipotesi di reato e senza indagati (solo per gli atti relativi), sollecitando però il medico legale a valutare quanto verificato dai sanitari dell’ospedale dopo il decesso. La Procura, in sede di accertamenti, starebbe anche verificando se la giovane mamma sia stata seguita da sanitari durante il parto, avvenuto nella sua abitazione di San Sperate. Le cartelle cliniche sono già state visionare dal consulente inviato dal pm, ma al momento non sono stati disposti ulteriori esami.

(Immagine di repertorio Nelvin C. Cepeda/U-T San Diego via ZUMA Wire)