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Paola Taverna sbatte la porta alla Lega: «Salvini è un bluff e ha tutto il mio disprezzo»

Se Matteo Salvini apre al Movimento 5 Stelle, il M5S chiude la porta al leader della Lega Nord. Lo dimostrano le parole della senatrice pentastellata Paola Taverna in un’intervista rilasciata ad Annalisa Cuzzocrea per Repubblica. Ieri il segretario del Carroccio aveva fatto sapere: «Se all’indomani del voto non dovessimo avere la maggioranza non chiamerei mai Gentiloni, Renzi e Alfano. Dei governissimi gli italiani sono stanchi, hanno prodotto disastri. Piuttosto alzerei il telefono e chiamerei Beppe Grillo».

 

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PAOLA TAVERNA ATTACCA LA LEGA NORD E MATTEO SALVINI

Oggi i 5 Stelle fanno sapere di considerare Salvini «un bluff», di aver «fatto finta di fare opposizione al sistema». La Taverna non usa mezze misure:

«Beppe pensa quello che pensiamo tutti: che Salvini è un bluff, uno che in questi anni ha fatto finta di fare opposizione al sistema e poi, al primo momento utile, con il sistema ci si è seduto a tavola per spartirsi la torta. Strizza l’occhio al Movimento per provare a smarcarsi dal marciume che c’è nella coalizione di centrodestra di Musumeci, ma con noi non funziona».

E lei cosa ne pensa?

«Salvini ha tutto il mio disprezzo: la scorsa settimana per una manciata di poltrone ha votato insieme al Pd, Alfano e Verdini una legge elettorale incostituzionale che gli permette di rubare voti agli italiani e ha consentito a Berlusconi di avere nuova luce. È a lui che consegnerà lo scettro, se dovessero vincere le elezioni. E poi, in Sicilia sostiene Musumeci e i suoi candidati impresentabili e questo fa di lui a sua volta un “impresentabile”».

Secondo la senatrice Taverna non ci sarebbe possibilità di intesa con la Lega Nord nemmeno in caso di successo alle Elezioni Politiche 2018 del Movimento 5 Stelle senza maggioranza in Parlamento: «La Lega va avanti a suon di slogan e false promesse: è quella che grida “basta immigrati” e poi firma il regolamento di Dublino; parlano di integrità morale e poi si sono sputtanati con la storia dei diamanti in Tanzania; dicono “mandiamo le ruspe nei campi rom” e Maroni finanziava con 20 milioni di euro il sistema dei campi rom di Mafia Capitale».

(Foto: ANSA / ANGELO CARCONI)