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Il boss che ha ordinato di uccidere sua figlia per la relazione con un carabiniere

Il boss ordina l’omicidio di sua figlia per la relazione con un carabiniere. Non è la trama di un film ma quanto realmente accaduto in Sicilia, qualche anno fa. Protagonista della storia è il capomafia di Bagheria Pino Scaduto, componente della Cupola di Cosa Nostra per volere dei vecchi leader Totò Riina e Bernanrdo Provenzano. Il boss aveva commissionato l’uccisione al figlio, che si è però rifiutato di compierlo, perché considerava la scelta della ragazza un affronto alle regole della criminalità e perché sospettava di essere stato arrestato dai militari dell’Arma proprio per colpa della giovane, nel momento in cui stava gestendo un affare molto importante per le sorti dell’organizzazione.

IL BOSS E L’ORDINE DI UCCIDERE LA FIGLIA

Lo racconta oggi Salvo Palazzolo su Repubblica. La figlia di Scaduto aveva conosciuto al bar un giovane maresciallo dei carabinieri. Tra loro era nata una storia. Normale per tanto ma inaccettabile per il padre, mafioso, che voleva punire l’affronto con il massimo della pena, l’uccisione. Scaduto aveva dato la sua sentenza in carcere. «Tua sorella si è fatta sbirra», diceva al figlio, incaricato del delitto. «Questo regalo quando è il momento glielo farò – scriveva a una parente il capomafia – tempo a tempo che tutto arriva». Ma il boss voleva colpire anche il mareciallo. Il figlio era stato individuato come sicario. «Io non lo faccio. Il padre sei tu e lo fai tu… io non faccio niente… mi devo consumare io? Consumati tu, io ho trent’anni, non mi consumo», è la confidenza del ragazzo ad un amico.

Stanotte Scaduto è tornato in carcere dopo sei mesi di libertà. I carabinieri del comando provinciale di Palermo hanno arrestato 16 persone. Le indagini della Dda di Palermo hanno sgominato un gruppo che continuava ad imporre estorsioni a commercianti e imprenditori a Bagheria.

(Foto generica da archivio Ansa)