Il generale Pappalardo predica bene e razzola male: beccato al ristorante del Senato

di Gianmichele Laino | 25/10/2017

Un peccato di gola e il trucco viene svelato. L’ex generale dei Carabinieri in pensione Antonio Pappalardo, leader del Movimento di Liberazione Italia (gruppo anti-sistema che si scaglia contro i privilegi della casta dei parlamentari), è stato beccato – è il caso di usare questa espressione – con le mani nella marmellata. O, meglio, con le mani in un piatto di pasta broccoli e alici. Direttamente nelle stanze in stile liberty del ristorante del Senato.

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PAPPALARDO RISTORANTE SENATO, COSA HA MANGIATO

L’ex generale ha i requisiti per pranzare lì, essendo stato eletto nelle liste del Partito Socialdemocratico. Ma soltanto qualche giorno fa, mentre alla Camera infuriava la polemica guidata dal Movimento 5 Stelle contro la legge elettorale, Pappalardo arringava i suoi seguaci in piazza Montecitorio, contro i «ladri che siedono in Parlamento».

Qualcuno ha scritto, con un calembour di notevole spessore, che l’ex generale dei carabinieri è passato dai Forconi (il movimento di cui è stato leader negli anni compresi tra il 2011 e il 2013) alla forchetta. Il menu di oggi proponeva, oltre alla pasta citata in precedenza, anche trippa alla romana, zuppa di ceci, girello di vitella ripieno, porchettato, contorni, frutta e dolci vari. Il tutto alla cifra di 10 euro e con accesso illimitato al buffet.

PAPPALARDO RISTORANTE SENATO, IL POST VIRALE DI STEFANO ESPOSITO

Grande la sorpresa tra i senatori. Stefano Esposito, esponente del Partito Democratico, non ha perso l’occasione per scattare una foto al generale Antonio Pappalardo e per postarla sui social network: «Quello che vuole arrestare i parlamentari e destituire il governo – ha scritto su Twitter – oggi pranza beato in mezzo ai ladri al ristorante del Senato».

Inevitabile la pioggia di commenti: «la rivoluzione può essere fatta solo a pancia piena», «quando c’è da mangiare va bene tutto», «pane e coerenza», «il nemico va studiato da vicino…di tavolo». Insomma, non una bellissimo sponsor per l’uomo che, dieci giorni fa circa, esultava per aver «arrestato» Ettore Rosato e che accusava i parlamentari del Movimento 5 Stelle di essere troppo moderati. Ma anche questo è uno spaccato d’Italia: dall’anti-casta all’antipasto il passo è breve.