Il macabro rituale di Sant’Uberto: a Tarvisio c’è il cervo morto in chiesa per la messa dei cacciatori

di Gianmichele Laino | 25/10/2017

Una tradizione che affonda le sue radici nell’area mitteleuropea e che viene accompagnata da costumi tipici e suonatori di corno. Il problema è che tutto questo fa da contorno a un cervo morto trasportato nella navata centrale di una chiesa. È successo a Tarvisio, in provincia di Udine, nel corso della messa in onore di Sant’Uberto, il protettore dei cacciatori.

CERVO MORTO CHIESA, COSA È SUCCESSO A TARVISIO

Tra i cori alpini e le preghiere – con la carcassa del povero animale in bella vista, sistemata su una sorta di slitta su un letto di aghi di pino -, la messa è stata anche l’occasione per «festeggiare» il fatto che la riserva Melzi, un ormai ex territorio protetto in Friuli, è stata restituita dalla regione all’attività venatoria.

Sono diverse le iniziative religiose che accompagnano l’inizio e la fine della stagione venatoria, ma senz’altro quella evidenziata da Il Messaggero del Veneto (che ha pubblicato in prima pagina la foto dell’animale morto sul sagrato della chiesa) è davvero inquietante. In poco tempo, l’articolo ha fatto il giro dei social network e ha attirato l’ira degli animalisti.

CERVO MORTO CHIESA, LE PROTESTE DEGLI ANIMALISTI

Anche la sezione di Pordenone della Lav (Lega Anti-vivisezione) ha voluto manifestare la sua contrarietà alla celebrazione, condividendo l’articolo sulla sua pagina Facebook. Inoltre, si sono alzate voci di protesta da parte di comuni utenti dei social network: c’è chi scrive «da cattolico mi dissocio» e chi accusa gli organizzatori della ricorrenza di Sant’Uberto a Tarvisio di «paganesimo allo stato puro»; inoltre, sono tanti i commenti disgustati per le sorti del cervo: «ma che gente siete?» si legge in un post, in un altro la vicenda viene bollata con il termine «abominio».

In effetti, il caso è piuttosto discutibile. Il tutto mentre, soltanto qualche giorno fa, a Milano è stato proibito alla Lav di diffondere i manifesti della campagna #BASTASPARARE definiti troppo macabri perché ritraevano animali morti a causa dell’attività venatoria. Purtroppo, sul tema della caccia, a quanto pare, in Italia le idee sono ancora molto confuse.