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I militanti di CasaPound: «Neofascisti? No, fascisti di estremo centro alto» | VIDEO

Siamo andati a Ostia conoscere i militanti di CasaPound. Il movimento della tartaruga è candidato alle elezioni del X municipio di Roma del prossimo 5 novembre e gli attivisti si aspettano di fare un grande risultato: puntano ad andare al ballottaggio contro la candidata del Movimento 5 Stelle, Giuliana Di Pillo. I sondaggi li danno al 10%, non abbastanza per passare al secondo turno, ma secondo loro le stime sono sbagliate, «perché c’è ancora molta reticenza a dire che si vota per CasaPound». Perché? Colpa dei pregiudizi diffusi dai media. Ci hanno spiegato quali sono quelli che li penalizzano di più.

I MILITANTI DI CASAPOUND DI OSTIA: «NON CHIAMATECI “NEOFASCISTI”, MA “FASCISTI” E BASTA»

La prima cosa che pagano – ci spiegano – sono i riferimenti al passato: «CasaPound non è tornare ai ricordi di una storia ormai passata e finita, anche se comunque da non dimenticare e tenere presente. CasaPound è andare avanti». «I nostri avversari sfruttano quello che è successo nel passato per darci contro, ma quello che facciamo lo facciamo oggi e non ieri». “Io guardo avanti e il torcicollo e la nostalgia la lascio ad altri tranquillamente». Benissimo, allora non dobbiamo più chiamarli neofascisti? «No, “neofascisti” è un termine che non ci piace». «Fascista, invece – aggiungono spiazzandoci i militanti di CasaPound – è un’etichetta che può calzare». Accettabile anche la definizione di “fascisti del terzo millennio”, «perché ormai (nel 2017 ndr) stiamo andando verso il terzo millennio, non ci siamo più fermati al passato».

Al di là delle etichette, nel litorale romano i militanti di CasaPound sono riusciti ad abbattere il muro del pregiudizio. Il loro elettorato – sostengono – è fatto anche da persone che erano di sinistra e persino di estrema sinistra, anche se il pieno se lo aspettano dai delusi del Movimento 5 Stelle. «Il commissariamento a noi ci ha favorito – spiega il candidato presidente, Luca Marsella – perché c’è stato un vuoto istituzionale che ha premiato chi viveva i quartieri. Noi ci siamo fatti trovare pronti e quando il Movimento 5 Stelle fallirà – oggi ad Ostia e poi di riflesso in tutta Italia – CasaPound prenderà quei voti». L’aspettativa è alta per il risultato delle elezioni del X municipio e la loro speranza è che faccia da traino anche per le politiche del 2018.

I MILITANTI DI CASAPOUND DI OSTIA: «NOI NON SIAMO CAMBIATI, SONO I PARTITI TRADIZIONALI CHE ORA CI COPIANO»

Nell’ultimo periodo i militanti di CasaPound sembrano un po’ cambiati: ad Ostia non abbiamo visto nessun saluto romano, di sottofondo suonavano Lucio Battisti e Rino Gaetano. L’atteggiamento è dialogante e aperto, ma – assicurano gli attivisti della prima ora – «CasaPound non è cambiata, è immutata da quando è nata». Se agli osservatori esterni il movimento sembra essersi “istituzionalizzato” – spiegano i militanti – è perché «sono gli altri partiti a essersi “casapoundizzati”, rubandoci slogan e battaglie, che poi però non portano avanti».

I MILITANTI DI CASAPOUND DI OSTIA: «NOI SIAMO RAZZISTI, NÉ OMOFOBI»

La prima di queste è quella per mettere «prima gli italiani». Una frase che i militanti di CasaPound ripetono come un mantra. Attenzione però: «Se dire “prima gli italiani” è razzismo, c’è un problema nel ragionamento, chi lo pensa è ignorante», avverte un militante. Idem per l’omofobia, altro mito da sfatare sul movimento “fascista” (abbiamo imparato la lezione e ora li chiamiamo con l’etichetta che preferiscono): «Già 10 anni fa abbiamo parlato di unioni civili», ci spiega, raccontandoci che tra loro ci sono anche militanti omosessuali. «Le persone omosessuali esistono, buon per loro, nel loro privato. Facessero il contratto stile diritto civile che vogliono, poi nel momento in cui si parla di adottare i figli o altro, lì il discorso cambia».