Lotito "hai fratelli ebrei"
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La storia della corona di fiori «hai fratelli ebrei» e del biglietto scritto da Lotito

Una presunta gaffe rischia di macchiare la già contestata visita del presidente della Lazio Claudio Lotito alla sinagoga di Roma. Il numero uno del club biancoceleste, per ovviare alla brutta figura rimediata dai suoi tifosi che hanno tappezzato l’Olimpico con gli adesivi di Anna Frank in tenuta di gioco romanista, ha lasciato una corona di fiori davanti al luogo di culto simbolo della comunità ebraica della Capitale.

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LOTITO “HAI FRATELLI EBREI”, LA GAFFE SUL BIGLIETTO

Qualcuno, però, sta facendo circolare sui social network una fotografia (in realtà gli scatti sono più di uno) al biglietto di accompagnamento alla corona. Un biglietto autografo, scritto a penna, con la scritta «hai fratelli ebrei, da Claudio tifoso laziale». Esattamente così, con l’acca in più.

LOTITO “HAI FRATELLI EBREI”, LO SFOTTÒ SUI SOCIAL

Sui social è scattato immediatamente lo sfottò al presidente della Lazio, noto per aver utilizzato più di una volta degli aforismi latini per rafforzare i suoi concetti in conferenza stampa (a questo proposito è emblematica la caricatura del comico Max Giusti, autore di una imitazione riuscitissima del patron biancoceleste) e amante della cultura umanistica. C’è chi gli chiede di «lasciar perdere il latino per studiare l’italiano», altri ancora sostengono che, in realtà, sul biglietto Lotito ponga una domanda senza punto interrogativo (del tipo, «hai fratelli ebrei?»), altri ancora bacchettano il presidente per aver commesso l’errore «anche senza l’utilizzo del T9». Insomma, un vero e proprio boomerang.

LOTITO “HAI FRATELLI EBREI”, LA VERSIONE DE IL MESSAGGERO

A ricostruire la vicenda in maniera diversa, però, ci ha pensato il quotidiano Il Messaggero. Secondo alcune fonti, infatti, il fioraio dal quale è stata acquistata la corona avrebbe semplicemente esaudito il desiderio di un tassista-tifoso e la sua richiesta di lasciare una dedica sulla corona di fiori del presidente della Lazio. Per un caso del destino, il tassista sarebbe stato un omonimo del presidente. Una storia che, comunque, strappa più di un sorriso.