Dal treno di Renzi non scende nessuno: delusione alla stazione di Vasto-San Salvo | VIDEO

di Gianmichele Laino | 20/10/2017

treno Renzi

Ma allora a che serve questo benedetto treno da 400mila euro? Il segretario del Partito Democratico Matteo Renzi, impegnato nel tour «Destinazione Italia» durante il quale toccherà 107 province italiane, a quanto pare non sempre scende nelle stazioni in cui si ferma il suo convoglio griffato Pd. È successo, ad esempio, a Vasto-San Salvo. Sul binario della cittadina in provincia di Chieti si erano già radunati sostenitori e (soprattutto) contestatori dell’ex presidente del Consiglio che, però, sono rimasti delusi.

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TRENO RENZI, A VASTO-SAN SALVO NON SCENDE NESSUNO

Come hanno descritto puntualmente i colleghi di zonalocale.it (impegnati nella diretta dell’evento), Matteo Renzi ha preferito coprire la distanza tra Pescara e la stazione di Vasto-San Salvo in macchina. A Vasto si è recato presso la Pilkington, una delle fabbriche del territorio, per un incontro con i lavoratori durato circa mezz’ora. Poi, ha raggiunto nuovamente la stazione in automobile, si è concesso per pochi minuti alla folla che lo aspettava (o che voleva contestarlo), ha effettuato una registrazione – questa volta sì, dal treno – con La7 e poi, dopo un altro breve discorso direttamente dal predellino del treno, è ripartito verso le altre mete della giornata.

TRENO RENZI, ECCO COSA È SUCCESSO ALLA STAZIONE DI VASTO-SAV SALVO

Una manovra piuttosto complicata che – sostengono le malelingue – aveva come obiettivo proprio quello di depistare le contestazioni che, in questi primi giorni della campagna «Destinazione Italia», stanno puntualmente accompagnando le uscite del segretario del Partito Democratico. «La scena è stata surreale – ci comunicano dalla redazione di zonalocale.it -: quando le porte del treno si sono aperte, la folla di sostenitori dell’ex premier ha iniziato a urlare e a invocare il suo nome. Ma dalla scaletta del convoglio non è sceso nessuno o quasi. Di certo non il segretario del Pd».

Ovviamente, i contestatori hanno avuto pochissimo tempo per esporre le ragioni della loro protesta a Matteo Renzi, ma sono riusciti ugualmente a consegnargli un comunicato. Ma non c’era tempo per discuterlo: bisognava affrettarsi a registrare il collegamento per La7. Se l’obiettivo della campagna è quello di «ascoltare l’Italia», suggeriamo un cambio di strategia. O, almeno, di arrivare puntuale in treno.