«Ecco come mi hanno scritto fr… sull’auto»

di Redazione | 20/10/2017

ragazzo gay

Vi immaginate la vostra macchina sfregiata con la scritta «Etero»? La domanda non è banale. Non è scontata. E ci invita ad una profonda riflessione. A porla, su Facebook, è Stefano Sechi un ragazzo torinese di 24 anni, omosessuale, che in un lungo post racconta di aver scoperto sulla sua auto il «marchio» della sua «colpa»: una parola, «frocio», impressa su una fiancata per dare a tutti la notizia del suo essere gay. «Oggi – ha scritto – la macchina che mi è costata tanti sacrifici e dedisione porta il ‘marchio’ della mia colpa: essere gay, avere una tendenza sessuale diversa dalla massa, essere fr*cio: così mi hanno ‘carinamente’ apostrofato imprimendo indelebilmente sei leggere sulla fiancata».

IL MESSAGGIO DI UN RAGAZZO GAY: «NON SONO LIBERO DI ESSERE ME STESSO»

Il messaggio di Stefano è una pagina di diario in cui si racconta la sofferenza di dover dare quotidianamente conto del proprio orientamento sessuale. «Non sono rinchiuso dietro a delle sbarre – spiega -, ma so bene come ci si sente quando vengo privato della mia inalienabile libertà, la libertà di essere me stesso. In realtà quella scritta non fa male, è solo mero vandalismo, i soldi vanno e vengono, forse un fastidio perché ero in procinto di venderla, ma vi garantisco che non fa male, perché sì, sono gay. Non fa male come quando due anni fa venni preso a pugni su un bus per la stessa identica colpa. Però è oppressivo. Perché le ferite, in questo caso, arrivano dopo. È distruttivo a 24 anni talvolta interrogarsi se davvero si è sbagliati. È distruttivo che ci sia ancora una piccola parte di me che si imbarazza della mia omosessualità. E mi odio per questo».

 

 

Distruttivo come il vedersi oggetto di un dibattito pubblico spesso sterile e talvolta anche offensivo. «Ma voi direte – continua Stefano – ‘Adesso avete le unioni civili, che volete ancora?, ma ad oggi nessuno di voi è mai tornato a casa e guardando uno speciale in TV dove un gruppo di persone discutono di te, di come dovresti essere, di quale diritti tu meriti, del fatto che tu possa essere un buon genitore o meno, possa voler distruggere o meno l’istituzione del matrimonio, possa essere sicuro intorno a dei bambini. Questa non è libertà. Questo è straziante».

Il post si conclude con un messaggio di speranza: «Arriverà il giorno tanto voluto dove non esisterà più la parola omofobia, arriverà il giorno dove non sarò più costretto a sentire persone eterosessuali dirmi cosa sia l’omofobia e da cosa io abbia il permesso di sentirmi oppresso, perché si, anche una scritta, una parola, uno sguardo non mi fa sentire libero».

(Immagine dal profilo Facebook di Stefano Sechi)